La scorsa settimana Chieri è stata teatro di un evento di portata straordinaria: l’arrivo di 700 ragazze e ragazzi provenienti da Spagna e Portogallo, tutti partecipanti al Campo Bosco 2026. Si tratta di uno storico appuntamento organizzato dal Movimento Giovanile Salesiano dei due Paesi iberici, un momento che da anni rappresenta un punto di riferimento per migliaia di giovani che condividono i valori dell’educazione salesiana e il desiderio di approfondire la conoscenza della figura di Don Bosco.
L’organizzazione dell’accoglienza ha coinvolto numerosi volontari dell’Opera salesiana San Luigi di Chieri, che si sono messi a disposizione per guidare i giovani ospiti attraverso le strade e i luoghi simbolo della città. Un impegno importante, che ha richiesto settimane di preparazione e coordinamento, ma che ha permesso di offrire ai ragazzi un’esperienza autentica e coinvolgente, ben lontana da una semplice visita turistica.
La scelta di Chieri come tappa del Campo Bosco non è casuale: la città rappresenta infatti uno dei luoghi più significativi nella storia della formazione di Giovanni Bosco, prima che questi diventasse il santo educatore conosciuto in tutto il mondo. Per i giovani spagnoli e portoghesi, poter camminare fisicamente nei luoghi dove il fondatore dei Salesiani ha vissuto la sua giovinezza ha rappresentato un’occasione unica di connessione tra storia e attualità.
Il percorso proposto ai giovani ospiti ha toccato i luoghi più significativi della permanenza chierese di Don Bosco, che qui visse dal 1831 al 1841, un decennio che lo stesso santo avrebbe poi definito come “dieci anni che valgono una vita”. La visita si è snodata dal Ghetto, quartiere storico della città, fino alla Chiesa di San Filippo, per poi concludersi al seminario con il suo caratteristico cortile, luoghi che hanno visto crescere il giovane Giovanni Bosco negli anni fondamentali della sua formazione umana e spirituale.
Camminare per queste strade ha significato per i partecipanti immergersi concretamente nella storia di un uomo che, partendo da un contesto sociale complesso, ha saputo costruire un progetto educativo capace di attraversare i secoli e i confini nazionali. I volontari accompagnatori hanno raccontato ai giovani spagnoli e portoghesi gli episodi e le esperienze che hanno segnato la crescita di Don Bosco a Chieri, offrendo loro chiavi di lettura utili per comprendere meglio il carisma salesiano che oggi animano nelle loro rispettive comunità.
Al di là della dimensione puramente storica, l’esperienza ha rappresentato soprattutto un’occasione di incontro autentico tra giovani provenienti da contesti nazionali diversi, uniti dal desiderio comune di conoscere più a fondo una storia che continua a parlare alle nuove generazioni. Valori come l’educazione, la crescita personale, la condivisione e la partecipazione attiva, cardini del metodo educativo salesiano, hanno trovato in questi giorni una loro concreta espressione, dimostrando come l’eredità di Don Bosco resti viva e attuale ben oltre i confini piemontesi in cui è nata.







