Home Chieri Chieri, aggredita in bici e tentato stupro sulla ciclabile: caccia all’uomo

Chieri, aggredita in bici e tentato stupro sulla ciclabile: caccia all’uomo

La pista ciclabile dove è avvenuto il fatto

Una pedalata come tante, lungo un percorso conosciuto e frequentato quotidianamente da residenti, sportivi e famiglie, si è trasformata in un incubo per una pensionata di circa settant’anni. L’aggressione, avvenuta in pieno giorno lungo la pista ciclabile tra Chieri e Riva presso Chieri, ha scosso l’intera comunità locale, riportando alla luce interrogativi mai sopiti sulla sicurezza dei percorsi ciclopedonali, anche quando questi sembrano protetti dalla loro stessa popolarità. Un episodio di violenza brutale, sventato solo grazie al coraggio della vittima, che ora ha scatenato una vera e propria caccia all’uomo da parte delle forze dell’ordine.

L’aggressione si è consumata lunedì, poco dopo mezzogiorno, lungo la ciclabile che collega Chieri a Riva. La donna, nonna di due nipoti, era partita dal parcheggio di via Polesine e stava già percorrendo il tragitto di ritorno quando, a circa trecento metri dal cavalcavia, un giovane in bicicletta le si è affiancato, chiedendole di fermarsi. Descritto dalla vittima come un uomo dalla pelle scura, di età presumibilmente compresa tra i venti e i trent’anni, il ragazzo non ha esitato a passare dalle parole ai fatti quando la donna ha scelto di non assecondare la richiesta e continuare a pedalare.

Il rifiuto ha scatenato una reazione violenta immediata: l’aggressore l’avrebbe spinta verso il fosso, costringendola a scendere dalla bicicletta e a cadere a terra. Da lì l’ha afferrata al collo, trascinandola lontano dal tracciato principale, lungo un sentiero laterale nascosto dalla vegetazione, accanto a un appezzamento di terreno abbandonato e recintato. Un luogo scelto probabilmente per la sua invisibilità rispetto al passaggio costante di altri utenti della pista, e che ha reso l’aggressione ancora più difficile da intercettare per eventuali testimoni.

Una volta raggiunto il punto più isolato, secondo quanto raccontato dalla vittima, l’uomo avrebbe estratto un coltello, le avrebbe strappato alcuni indumenti e avrebbe tentato di violentarla. La donna, nonostante la paura e la violenza subita, ha reagito con determinazione, divincolandosi e opponendo resistenza fino a costringere l’aggressore a desistere dal suo intento. Prima di darsi alla fuga, però, il giovane l’ha colpita con un pugno al fianco, provocandole la frattura di una costola, per poi risalire sulla propria bicicletta e allontanarsi rapidamente lungo la ciclabile.

Nonostante il dolore e lo shock, la pensionata è riuscita a rialzarsi e a raggiungere nuovamente il tracciato principale, dove ha incrociato un ciclista al quale ha chiesto immediatamente aiuto. L’uomo, dopo aver allertato i carabinieri, si è lanciato all’inseguimento del fuggitivo, cercando di non perderlo di vista lungo il percorso. Il giovane, accortosi di essere seguito, ha accelerato fino al cavalcavia, dove ha abbandonato la bicicletta ed è fuggito a piedi, arrampicandosi sul terrapieno in direzione della circonvallazione, riuscendo in pochi istanti a far perdere completamente le proprie tracce.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno delimitato l’area dell’aggressione e recuperato la bicicletta abbandonata dal sospettato, ora sequestrata e sottoposta ad accertamenti tecnici. Gli investigatori stanno cercando impronte digitali, tracce biologiche e ogni altro elemento utile a risalire all’identità dell’aggressore. Parallelamente, sono in corso verifiche sulle telecamere presenti lungo le strade vicine, nelle aree commerciali e nei punti di accesso alla ciclabile, che potrebbero avere ripreso il sospettato prima dell’aggressione o durante la fuga.

La donna è stata soccorsa e trasportata inizialmente all’ospedale di Chieri, ma la pressione esercitata sul collo durante l’aggressione ha fatto temere conseguenze più gravi, portando i medici a disporre il trasferimento alle Molinette di Torino. Gli esami hanno rilevato lesioni alle cartilagini della trachea, oltre alla costola fratturata. Dopo una notte di osservazione è stata dimessa con una prognosi di trenta giorni, ha formalizzato la denuncia ai carabinieri ed è tornata sul luogo dell’aggressione per indicare con precisione la dinamica dei fatti, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per le indagini in corso, ancora nella fase iniziale.

L’episodio ha inevitabilmente incrinato la percezione di sicurezza legata a un percorso frequentato quotidianamente da centinaia di persone, dimostrando come bastino pochi metri e un tratto coperto dalla vegetazione per trasformare un luogo affollato in uno spazio completamente isolato. La reazione coraggiosa della vittima ha permesso di limitare le conseguenze di un’aggressione che avrebbe potuto avere esiti ben più tragici, ma non deve far dimenticare che la responsabilità resta esclusivamente di chi ha scelto di colpire. Ora la priorità per gli inquirenti è una sola: identificare al più presto il responsabile, verificare eventuali precedenti simili e impedire che possa colpire nuovamente lungo un percorso che, fino a pochi giorni fa, era considerato sicuro proprio per la sua costante frequentazione.