Home Chieri Chieri: scritte sui muri, continua la polemica politica tra Sindaco e Regione

Chieri: scritte sui muri, continua la polemica politica tra Sindaco e Regione

A Chieri esiste un muro diventato ormai un simbolo controverso: ripulito una volta, imbrattato la successiva, in un ciclo che si ripete quasi ogni mese. Le scritte che vi compaiono, spesso violente e provocatorie, hanno riacceso il dibattito pubblico sul rapporto tra cittadini e forze dell’ordine, ma soprattutto hanno innescato uno scontro politico che va ben oltre la questione del vandalismo. Il caso ha infatti spinto il presidente del Consiglio regionale del Piemonte a puntare il dito contro l’amministrazione comunale, ricevendo una replica altrettanto dura dal sindaco della città.

Il muro in questione si trova in stazione a Chieri ed è diventato negli anni una sorta di bacheca informale per messaggi di protesta e dissenso. Le scritte più recenti, apparse nei giorni scorsi, recitano frasi durissime: “Sbirri assassini, giustizia per Carlo, Fakir, Ramy e tutti”, un chiaro riferimento a episodi di cronaca nera che hanno coinvolto agenti delle forze dell’ordine e che negli ultimi anni hanno scosso l’opinione pubblica italiana.

Non è la prima volta che il muro diventa teatro di simili manifestazioni. In passato erano comparse critiche al progetto della Gronda Est, l’infrastruttura viaria che dovrebbe attraversare le campagne del Chierese e che da tempo divide cittadini e associazioni ambientaliste, così come scritte di netta condanna nei confronti del fascismo. Gli autori materiali di questi interventi non sono mai stati identificati, nonostante i ripetuti interventi di pulizia da parte del Comune, che si trova costretto a intervenire con una certa regolarità per cancellare le frasi più offensive.

Il fenomeno, seppur circoscritto a un singolo muro cittadino, ha assunto negli ultimi giorni una rilevanza che va oltre la semplice cronaca locale. Le scritte contro le forze dell’ordine, unite ai riferimenti a casi giudiziari controversi, hanno infatti fornito lo spunto per un attacco politico che ha coinvolto direttamente la gestione amministrativa della città, aprendo un fronte di polemica destinato probabilmente a proseguire nelle prossime settimane.

A rompere gli indugi è stato Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale del Piemonte ed esponente di Fratelli d’Italia, residente nella vicina Villastellone. Nicco ha collegato direttamente le scritte comparse sul muro a quelle che considera ambiguità dell’amministrazione di Centrosinistra guidata dal sindaco Alessandro Sicchiero. “L’odio contro le divise a Chieri non nasce dal nulla”, ha dichiarato, ricordando come a marzo la maggioranza del Consiglio comunale avesse respinto una mozione di solidarietà alle forze dell’ordine, e come nei giorni scorsi fosse stato impedito l’inserimento di un documento analogo tra gli argomenti da discutere in aula. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, tali scelte politiche potrebbero aver contribuito a legittimare un clima di crescente ostilità verso chi indossa una divisa.

La replica del sindaco Sicchiero non si è fatta attendere ed è stata altrettanto tagliente. Il primo cittadino ha definito le parole di Nicco “irricevibili”, accusandolo di aver alluso, senza conoscere realmente la situazione del territorio chierese, a una presunta contiguità tra l’amministrazione comunale e chi si rende protagonista di insulti nei confronti delle forze dell’ordine. Sicchiero ha inoltre ironizzato sulla necessità, da parte di Fratelli d’Italia, di alzare i toni sui temi della sicurezza per non perdere consenso elettorale, riferendosi in maniera pungente a un presunto elettorato vicino a posizioni nostalgiche. Il sindaco ha infine annunciato di volersi rivolgere direttamente al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, auspicando una presa di posizione ufficiale sulla vicenda.

Lo scontro tra i due esponenti politici ha rapidamente superato i confini locali, alimentando un dibattito che intreccia questioni di sicurezza, libertà d’espressione e responsabilità amministrativa. Da un lato c’è chi sostiene che le istituzioni debbano dare segnali chiari e univoci di sostegno alle forze dell’ordine, dall’altro chi ritiene strumentale collegare episodi di vandalismo isolato a presunte responsabilità politiche di una giunta comunale. Sullo sfondo restano le scritte sul muro, che Sicchiero stesso ha definito “frasi deliranti”, frutto di “menti altrettanto deliranti”, segnalando comunque la volontà di non fare sconti a chi si rende protagonista di simili gesti, indipendentemente dalle polemiche politiche che ne sono scaturite.