Il progetto “8 Basso Monferrato” entra finalmente nella sua fase operativa, portando con sé una proposta concreta e innovativa per trasformare il Nord Astigiano in un autentico distretto del turismo lento e solidale. Il cuore del progetto è il “Cammino dell’accoglienza”, un circuito escursionistico di circa 97 chilometri che si snoda tra borghi, vigne e paesaggi collinari, toccando luoghi simbolici come Albugnano e Castelnuovo. Il tracciato prende il nome dalla forma che disegna sul territorio: quella di un “8”, un simbolo che evoca continuità, equilibrio e connessione.
Il cammino è pensato per essere percorso a piedi, in bicicletta o a cavallo, adattandosi a diversi stili di viaggio e a diversi ritmi. Non si tratta di un semplice itinerario turistico, ma di uno strumento di coesione territoriale, capace di mettere in dialogo realtà locali molto diverse tra loro. L’ideatore del progetto, Alberto Mossino, presidente dell’associazione Piam, ha voluto che ogni aspetto del cammino riflettesse un’idea precisa: quella di un territorio che si prende cura di sé attraverso le persone che lo abitano, anche le più vulnerabili.
La presentazione ufficiale del progetto è prevista per giovedì 21, alle ore 18, presso la Cantina Terra dei Santi in via San Giovanni 6 a Castelnuovo. L’appuntamento non è una semplice conferenza stampa, ma un vero momento di incontro e costruzione collettiva. L’obiettivo dichiarato è raccogliere l’adesione delle realtà locali — imprese, associazioni, enti pubblici, operatori culturali — che vogliono diventare parte attiva di questo progetto. «È fondamentale il coinvolgimento attivo di soggetti pubblici e privati, del mondo imprenditoriale, associativo e culturale», sottolinea Mossino, invitando tutti a partecipare.
Uno degli elementi più originali del Cammino dell’8 è la sua dimensione sociale, che va ben oltre la semplice promozione turistica. La manutenzione dei sentieri e la gestione dei servizi lungo il percorso vengono affidate a persone in condizioni di fragilità, come rifugiati e vittime di tratta. In questo modo, l’impegno sociale si traduce in un servizio concreto per la cura del territorio, e chi normalmente viene percepito come “destinatario” di aiuto diventa invece protagonista attivo della comunità. «È un vero cantiere di cittadinanza attiva», spiega Mossino, e queste parole restituiscono bene lo spirito dell’intero progetto.
Sul piano economico, il modello elaborato punta a creare un’economia locale stabile e sostenibile. Le strutture ricettive coinvolte non sono semplici punti di sosta, ma nodi di un sistema integrato di accoglienza che genera valore per tutto il territorio circostante. La stima di una spesa media giornaliera dei visitatori compresa tra 30 e 50 euro potrebbe sembrare modesta, ma moltiplicata per il numero di presenze attese e distribuita su un’area vasta, diventa un motore economico significativo. L’orizzonte temporale per il pieno consolidamento del distretto è fissato al 2035, un obiettivo ambizioso ma realistico, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo che finanzia questa fase operativa.
Tra i poli principali del Cammino dell’8, un posto di rilievo assoluto spetta alla Canonica di Vezzolano, considerata uno dei più importanti esempi di architettura romanica del Piemonte. La tappa è strategica non solo per il suo valore storico e architettonico, ma anche per la forza evocativa che esercita sui visitatori: camminare fino a Vezzolano significa immergersi in secoli di storia, in un paesaggio che sembra fermo nel tempo eppure vivo e pulsante. È il tipo di esperienza che difficilmente si dimentica e che spinge i viaggiatori a tornare.
Il percorso attraversa poi Castelnuovo Don Bosco e le aree limitrofe, collegandosi ai luoghi della tradizione dei santi sociali, una memoria storica che si intreccia perfettamente con la vocazione solidale dell’intero progetto. Non è un caso che la presentazione si tenga proprio qui: questo territorio ha nel DNA un rapporto profondo tra fede, comunità e impegno per gli ultimi. Il cammino si inserisce in questa tradizione con rispetto e continuità, aggiornandola alle sfide del presente.
La Cantina sociale Terra dei Santi sarà invece l’hub logistico e operativo del progetto, un punto di riferimento concreto per escursionisti, operatori e partner. Che sia una cantina a svolgere questo ruolo non è casuale: il vino, in Monferrato, è cultura, identità e convivialità. Fare del luogo di produzione del vino il cuore pulsante di un cammino che unisce persone e paesaggi è un gesto simbolico potente, che dice molto della filosofia che anima l’intero progetto.




