Il Bric San Vito Festival 2026 torna per la sua terza edizione, portando con sé tutto il fascino di un sito archeologico straordinario che pochi conoscono ma che, una volta visitato, difficilmente si dimentica. L’appuntamento è fissato per il 19 e 20 settembre 2026 a Pecetto Torinese, e promette di essere ancora più ricco e coinvolgente rispetto alle edizioni precedenti.
Il Bric San Vito Festival non è semplicemente una sagra o una rievocazione storica fine a se stessa. È un progetto culturale che affonda le radici in decenni di lavoro paziente e appassionato, nato dalla volontà del Comune di Pecetto Torinese di valorizzare un patrimonio troppo spesso ignorato dai grandi circuiti turistici. Dal 1991, anno della scoperta del sito, l’Amministrazione comunale ha lavorato instancabilmente insieme alla Soprintendenza competente e a una rete di associazioni culturali che nel tempo si è andata arricchendo, dando vita a un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio.
A sostenere il festival sono il Gruppo Archeologico Torinese (GAT), partner storico fin dagli albori, l’Associazione Culturale Terra Taurina (presente dal 2004) e l’Associazione Aedi Teatro (dal 2022), che ha portato una nuova e vivace dimensione narrativa e performativa alla manifestazione. A queste si aggiunge il Gruppo Cameristico Alchimea, che regalerà ai visitatori un suggestivo concerto finale tra le colline. Il supporto di realtà locali come la sezione degli Alpini di Pecetto e la Pro Loco Pecetto completa un quadro organizzativo che dimostra quanto una comunità unita possa fare per valorizzare il proprio territorio.
Il programma del 2026 si preannuncia particolarmente ricco. Oltre alle ormai amate visite guidate al sito archeologico e alla rievocazione dell’incontro tra i celti Taurini e le popolazioni liguri, quest’anno ci sarà una novità di grande rilievo: la presentazione di un video documentario realizzato in collaborazione con i Musei Reali di Torino – Museo di Antichità. Un progetto ambizioso, pensato non solo per chi abita nei dintorni, ma per portare la storia del Bric San Vito ben oltre i confini regionali, facendola conoscere a un pubblico più vasto e diversificato
Parlare del Bric San Vito significa parlare di un luogo che ha qualcosa di quasi magico. Immerso nel verde fitto del bosco, in una zona fortunatamente risparmiata dalla speculazione edilizia che ha segnato tante altre aree della collina, questo sito è l’unico di tutta la Collina Torinese ad aver conservato resti visibili e visitabili di una fortificazione medievale. E tutto questo si trova a pochi minuti di macchina da Torino, quasi un segreto custodito tra gli alberi, in attesa di essere scoperto da chi ha la curiosità di cercare oltre le mete più battute.
Ciò che rende il Bric San Vito davvero unico è la sua straordinaria stratificazione storica e archeologica. Il sito fu frequentato, con continuità quasi ininterrotta, almeno dal IV secolo a.C. fino alla Seconda Guerra Mondiale. Nacque come villaggio celto-ligure collegato al centro protourbano dei Taurini – quella Taurunum che sorgeva nei pressi dell’attuale Torino – poi perse rilevanza in epoca romana, tornò alla ribalta come punto fortificato longobardo, si trasformò in torre e infine in castello tra il X e il XIII secolo. Abbandonato nel basso Medioevo, fu nuovamente frequentato tra Seicento e Settecento, per poi ospitare addirittura una postazione militare negli anni ’40 del Novecento.
Questa sovrapposizione di epoche e civiltà così diverse rende il sito un vero e proprio libro di storia a cielo aperto, con un innegabile valore didattico che lo rende prezioso non solo per gli appassionati di archeologia, ma anche per le scuole e per chiunque voglia avvicinarsi alla storia del territorio piemontese in modo diretto e coinvolgente. Il paesaggio naturale che lo circonda amplifica ancora di più questa sensazione: passeggiare tra i resti del castello, circondati dal bosco, con la vista sulle colline torinesi, è un’esperienza che tocca qualcosa di profondo, quel senso di continuità tra passato e presente che solo i luoghi autentici sanno trasmettere.




