Home Notizie Pino Torinese, truffa sul bonus facciate: arrestati due amministratori

Pino Torinese, truffa sul bonus facciate: arrestati due amministratori

Simulavano interventi di ristrutturazione mai realizzati in almeno una decina di stabili tra Torino e provincia, con l’unico scopo di incassare indebitamente il credito d’imposta previsto dal bonus facciate. A finire in manette nei giorni scorsi, sono stati due amministratori di condominio: un uomo di 50 anni residente a Collegno e la sua compagna, socia in affari, di 60 anni, residente a Pino Torinese. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dalla giudice Anna Iadicicco del tribunale piemontese.

Le accuse a loro carico sono pesanti: truffa ai danni dello Stato, false fatturazioni e autoriciclaggio. Un quadro che testimonia la complessità dell’operazione messa in piedi dai due, non un semplice raggiro isolato ma un sistema strutturato e reiterato nel tempo. L’indagine, condotta dalla guardia di finanza, è stata coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore Dolce e dal sostituto procuratore Giovanni Caspani, entrambi della procura di Torino, segno dell’attenzione che gli investigatori hanno riservato a questo caso di frode fiscale legata agli incentivi edilizi.

Gli arrestati sono attualmente difesi da un collegio di avvocati composto da Roberto Capra, Lucrezia Gilestro, Lorenzo Imperato e Francesca Magagna. La linea difensiva dovrà ora confrontarsi con un impianto accusatorio corposo, costruito su documentazione falsificata, testimonianze di condomini e segnalazioni arrivate direttamente dall’Agenzia delle entrate, che aveva notato anomalie sospette in alcune posizioni fiscali.

Il meccanismo scoperto dagli investigatori è tanto ingegnoso quanto spregiudicato. Tra il 2021 e il 2024, la coppia avrebbe allestito cantieri completamente fittizi, corredati da documenti e delibere assembleari falsificate. Gli atti venivano retrodatati ad anni precedenti al 2021, in modo da far apparire regolari interventi di ristrutturazione delle facciate che in realtà non erano mai stati eseguiti né approvati dai condomini legittimi proprietari degli immobili.

I lavori fantasma venivano affidati a società di comodo, gestite direttamente dai due indagati, che fungevano da schermo per far transitare il credito fiscale ottenuto illecitamente. Una volta generato il credito d’imposta, questo veniva ceduto ad altre aziende compiacenti per trasformarlo in denaro contante, completando così il ciclo della truffa. Il totale delle risorse pubbliche drenate con questo sistema ammonta a oltre 1,8 milioni di euro, una cifra considerevole che dà la misura della portata dell’operazione.

Parte del denaro incassato illecitamente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stato reinvestito dalla coppia nell’acquisto di immobili di pregio, tra cui case al mare e in collina. Un dettaglio che ha contribuito a far configurare anche l’accusa di autoriciclaggio, aggravando ulteriormente la posizione dei due amministratori davanti alla giustizia.

A far scattare l’allarme è stata una semplice commerciante, titolare di un negozio al piano terra di uno degli stabili amministrati dalla coppia. La donna si era accorta di un credito d’imposta anomalo comparso sul proprio profilo dell’Agenzia delle entrate, un’irregolarità che non riusciva a spiegarsi e che ha deciso di segnalare alle autorità competenti. Da quella prima denuncia è partita una serie di verifiche che ha coinvolto altri condomini.

Diversi residenti degli stabili interessati hanno infatti confermato agli investigatori della guardia di finanza di non aver mai deliberato in assemblea alcun intervento sulle facciate, né di aver mai visto operai o cantieri attivi nei loro palazzi. Un elemento decisivo che ha smontato progressivamente la costruzione fraudolenta messa in piedi dalla coppia. Durante l’interrogatorio, il 50enne ha tentato di difendersi sostenendo la regolarità delle fatture emesse e l’effettiva operatività delle sue società, ma la tesi è stata giudicata inverosimile dal magistrato.

L’inchiesta non si esaurisce con i due arresti: risultano infatti iscritte nel registro degli indagati altre tre persone, tra cui un’architetta professionista accusata di aver asseverato le pratiche edilizie, retrodatando consapevolmente la documentazione tecnica necessaria per ottenere il credito d’imposta. Un coinvolgimento professionale che estende ulteriormente il perimetro della truffa e che ora dovrà essere approfondito nelle successive fasi dell’indagine.