La Teksid di Carmagnola, storico stabilimento della filiera automotive piemontese, sta attraversando una fase critica che mette a rischio il futuro occupazionale di centinaia di lavoratori. Secondo quanto denunciato dai sindacati e da esponenti politici del territorio, la situazione nello stabilimento è peggiorata progressivamente negli ultimi mesi, fino a raggiungere livelli che non possono più essere considerati fisiologici o temporanei. Siamo di fronte, dicono i rappresentanti dei lavoratori, a una vera e propria crisi strutturale.
I numeri parlano chiaro: circa 600 dipendenti diretti, che salgono a oltre 900 se si considerano anche i lavoratori somministrati e quelli distaccati da altri stabilimenti. Tutte queste persone si trovano ogni giorno ad affrontare condizioni di lavoro sempre più difficili: turni su 20 cicli, temperature insopportabili all’interno dei reparti, perdite di olio, dotazioni insufficienti e frequenti fermi produttivi. A questo si aggiungono seri problemi legati alla sicurezza, che rendono l’ambiente lavorativo non solo stressante, ma potenzialmente pericoloso.
Fim-Cisl, Uilm e Fiom hanno denunciato con forza questo stato di cose, sottolineando come il deterioramento delle condizioni non sia frutto di una contingenza passeggera, ma il risultato di scelte gestionali discutibili e di una cronica mancanza di investimenti. Il comunicato delle RSA del 16 giugno scorso aveva già messo nero su bianco una realtà che i lavoratori raccontavano da tempo: errori gestionali reiterati, turnazioni imposte senza alcun accordo sindacale e incentivi all’esodo che sembrano più un tentativo di svuotare progressivamente lo stabilimento che una vera strategia industriale di lungo periodo.
A farsi portavoce delle preoccupazioni dei lavoratori è anche la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che segue la vicenda da tempo in stretto contatto con le rappresentanze sindacali. «Le notizie che arrivano dalla Teksid di Carmagnola nelle ultime ore sono gravissime», ha dichiarato, annunciando la presentazione di un’interrogazione all’Assessore Marrone per la prossima settimana. Le sue parole risuonano come un campanello d’allarme che la politica regionale non può più permettersi di ignorare.
La consigliera Pompeo non usa mezzi termini nel descrivere la situazione: «Ciò che sta accadendo nello stabilimento non è più sostenibile né sul piano della sicurezza né su quello della dignità del lavoro». Da mesi si rincorrono soluzioni tampone, mentre il quadro complessivo continua a peggiorare. La mancanza di investimenti da parte di Stellantis è un tema noto e dibattuto, ma ciò che risulta inaccettabile è che il peso di questa carenza ricada interamente sulle spalle dei lavoratori, senza che la direzione aziendale si assuma alcuna responsabilità concreta.
Le richieste che arrivano dal fronte sindacale e politico sono chiare e convergenti: un incontro territoriale immediato tra azienda, sindacati e istituzioni, con la Regione Piemonte presente al tavolo in modo attivo e non meramente formale. «La Teksid è un presidio fondamentale per Carmagnola e per l’intera filiera dell’automotive», ha concluso Pompeo, «non possiamo permettere che venga lasciata scivolare verso un declino mascherato da riorganizzazione». Serve un piano industriale credibile, trasparente e capace di garantire sicurezza, qualità produttiva e continuità occupazionale per tutti i lavoratori coinvolti.




