Ogni anno, per un fine settimana, Torino si trasforma. Le porte che di solito restano chiuse si aprono, i portoni dei palazzi storici cedono il passo ai curiosi, i giardini segreti diventano accessibili a tutti. È la magia di Open House Torino, una manifestazione che nel corso degli anni è diventata molto più di un semplice evento architettonico: è un rito collettivo, un modo per riscoprire la propria città con occhi nuovi. L’edizione 2026, in programma sabato 6 e domenica 7 giugno, si preannuncia come la più ricca di sempre, con oltre 170 siti aperti gratuitamente al pubblico tra il capoluogo e la sua area metropolitana.
Giunta alla sua nona edizione, Open House Torino si conferma come uno degli appuntamenti culturali più amati e attesi della città. L’associazione organizzatrice ha costruito negli anni un format capace di coniugare accessibilità e qualità, coinvolgendo proprietari privati, istituzioni, studi di architettura e realtà culturali in un progetto comune: raccontare Torino attraverso i suoi spazi. Non è un festival dell’architettura nel senso tradizionale del termine, ma qualcosa di più intimo e autentico, dove il protagonista è il luogo stesso, con la sua storia e le sue trasformazioni.
Il programma del 2026 si estende ben oltre il centro storico, abbracciando quartieri periferici, comuni della prima cintura e realtà spesso dimenticate dai circuiti turistici convenzionali. Settimo Torinese entra per la prima volta nel programma ufficiale, portando con sé quattro progetti architettonici e urbanistici di grande interesse, tra cui Parini 10, Casa ad Est, il complesso Il Dado e il progetto di riqualificazione Prospettiva 15. Una scelta che riflette la volontà degli organizzatori di allargare lo sguardo oltre i confini amministrativi della città, riconoscendo che l’area metropolitana è un organismo vivo e complesso.
A rendere possibile tutto questo sono circa 600 volontari e decine di proprietari che, per un fine settimana, scelgono di condividere con il pubblico luoghi privati e spesso del tutto sconosciuti. È una generosità che stupisce ogni anno, e che costituisce il vero cuore pulsante della manifestazione. Senza questo gesto di apertura — letterale e metaforico — Open House non esisterebbe. Ed è forse proprio questa dimensione umana, questo incontro diretto tra chi abita uno spazio e chi lo visita, a rendere l’esperienza così difficilmente replicabile.
Tra le aperture più attese dell’edizione 2026 spicca sicuramente il Palazzo della Regione Piemonte, il terzo edificio più alto d’Italia. I visitatori potranno salire fino alla terrazza panoramica situata a circa 210 metri di altezza, da cui si gode una delle viste più spettacolari sull’intera area metropolitana. È uno di quei luoghi che si conosce per nome, che si vede ogni giorno all’orizzonte, ma che pochi hanno mai avuto la fortuna di esplorare dall’interno. Accanto a questo, grande curiosità suscita l’apertura straordinaria della sala sotterranea di Palazzo Carignano, realizzata tra il 1985 e il 1994 dall’architetto Andrea Bruno: una struttura scavata fino a undici metri sotto il cortile storico, esempio straordinario di dialogo tra contemporaneità e patrimonio.
Non mancano gli spazi più insoliti e difficilmente visitabili nel resto dell’anno, come il Dancing Le Roi progettato da Carlo Mollino, la Chiesa Ortodossa Romena costruita secondo le antiche tecniche del Maramures, il Castello di Lucento e il Rivellino degli Invalidi. Torna anche la sezione dedicata alla Torino dei Palazzi, con aperture a Palazzo Saluzzo di Paesana, Palazzo Biandrate Aldobrandino di San Giorgio, Palazzo Masino, Palazzo Siccardi e Palazzo Bricherasio, la dimora che nel lontano 1899 ospitò la nascita della Fiat. Storie di potere, eleganza e trasformazione che si leggono direttamente tra le pareti di questi edifici.
Ma Open House è anche, forse soprattutto, la festa dell’abitare privato. Decine di proprietari apriranno le proprie case per mostrare progetti di recupero, ristrutturazioni innovative e soluzioni architettoniche originali. Tra le abitazioni più attese figurano La casa della domenica nell’esedra di Piazza Vittorio, Casa Trifoglio a San Salvario, Mazzini di Ringhiera e il suggestivo Loft BY8. Particolarmente affascinanti sono anche gli esempi di recupero post-industriale come Terrazza Dora, nata nell’ex complesso Paracchi, Trinchieri Loft, ricavato da una storica vermoutheria, e Sando68 – Veranda Metzger, realizzato negli spazi degli ex stabilimenti della birra Metzger. A fare da filo conduttore, la Casa del Custode, scelta come sede di presentazione dell’edizione 2026: un edificio degli anni Ottanta completamente reinterpretato dagli studi ElasticoFarm ed ErranteArchitetture, dove cemento armato, acciaio, legno e laterizi si fondono in un linguaggio architettonico coerente e sorprendente.




