Un’operazione dei carabinieri ha portato allo smantellamento di una banda specializzata nel furto di automobili, attiva da tempo tra il Braidese e l’area meridionale di Torino, con incursioni anche al confine con la provincia di Cuneo. L’inchiesta, denominata “Over Drive”, ha permesso di individuare quattro persone appartenenti a un unico nucleo familiare, ritenute responsabili di decine di furti d’auto commessi nell’arco di diversi mesi. Le vetture rubate, in particolare modelli economici e molto diffusi, venivano portate in un capannone e smontate pezzo per pezzo prima di finire nel mercato nero dei ricambi.
Sono almeno 41 le vetture rubate tra ottobre 2025 e maggio 2026, un numero che secondo gli investigatori potrebbe essere solo la punta dell’iceberg rispetto al reale bottino accumulato dalla banda. I malviventi agivano con metodo, colpendo prevalentemente nella zona di Bra e nell’area a sud di Torino, spingendosi occasionalmente anche fino al confine con la provincia di Cuneo. Un raggio d’azione ampio che ha reso più complicate le indagini, costringendo i carabinieri a un lavoro di raccordo tra diverse Compagnie.
Le auto nel mirino non erano scelte a caso: i ladri si concentravano quasi esclusivamente su utilitarie di piccola cilindrata, modelli molto diffusi e quindi facilmente smerciabili sul mercato dei pezzi di ricambio. Fiat Panda, Fiat 500 e Lancia Y erano i target preferiti, vetture che i malviventi individuavano parcheggiate nei cortili delle abitazioni private, nei parcheggi pubblici o semplicemente lungo le strade. La scelta non era casuale: si tratta di auto tra le più vendute in Italia, il che rende i loro componenti particolarmente richiesti e facili da piazzare senza destare sospetti.
A condurre le indagini è stato il Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, che ha potuto contare sul supporto operativo delle Compagnie di Cuneo, Bra, Savigliano e Moncalioli. Un dispiegamento di forze non casuale, che testimonia la complessità di un’inchiesta durata mesi e capace di ricostruire con precisione le modalità operative della banda, dai furti fino alla successiva “lavorazione” dei veicoli sottratti.
Le indagini hanno portato, lo scorso 28 luglio 2026, all’arresto di quattro persone: un padre e i suoi figli, tutti di origine sinti e residenti a Carmagnola. Al momento dell’esecuzione delle misure cautelari, tre dei quattro indagati sono stati condotti in carcere ad Asti, mentre per il quarto è stato disposto l’arresto ai domiciliari. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la famiglia gestiva un vero e proprio sistema organizzato per il furto e la successiva demolizione dei veicoli.
Il modus operandi individuato dai carabinieri prevedeva che le auto rubate venissero portate in un capannone situato a Carmagnola, utilizzato come base logistica dell’organizzazione. Qui i veicoli venivano smontati con cura, pezzo per pezzo, con l’obiettivo di rivendere i componenti nel circuito del mercato nero dei ricambi auto, un settore particolarmente lucrativo soprattutto per modelli molto diffusi come quelli presi di mira dalla banda.
Nel corso dell’operazione, i militari dell’Arma hanno anche proceduto al sequestro preventivo di due autovetture, di un autocarro utilizzato per il trasporto dei veicoli rubati e dello stesso capannone che fungeva da “officina” clandestina. Una parte del bottino è stata invece restituita ai legittimi proprietari: si tratta di nove vetture recuperate ancora intatte, che non avevano ancora subito il processo di smontaggio e che sono state riconsegnate agli automobilisti derubati.








