Home Dintorni La BCube di Villanova d’Asti perde appalto, a rischio 114 lavoratori

La BCube di Villanova d’Asti perde appalto, a rischio 114 lavoratori

La notizia ha gettato nello sconforto decine di famiglie del territorio astigiano: BCube, l’azienda che fino ad oggi gestiva la commessa logistica per conto di Iveco nello stabilimento di Villanova d’Asti, ha perso l’appalto. Una decisione che mette immediatamente a rischio 114 posizioni lavorative, persone che da anni prestavano servizio nel polo logistico legato alla produzione del marchio automobilistico. Il cambio di gestione, per quanto rientri nelle normali dinamiche di mercato e nelle procedure di gara che periodicamente ridefiniscono gli assetti degli appalti industriali, porta con sé conseguenze pesanti per chi lavora sul campo ogni giorno.

La situazione è resa ancora più delicata dalla tempistica e dalle modalità con cui si è sviluppata la vicenda. I lavoratori coinvolti si sono trovati a dover fare i conti con un cambiamento che non dipende dalle loro capacità professionali o dal loro impegno, ma da scelte aziendali che si consumano a un livello decisionale distante dalla quotidianità del magazzino e delle linee logistiche. Questo scenario, purtroppo non nuovo nel panorama industriale italiano, rischia di tradursi in un impatto sociale significativo per un territorio che già convive con le difficoltà del settore manifatturiero.

A rendere la situazione ancora più complessa è la questione geografica: la ditta subentrante nell’appalto, Chrono Express, si è detta disponibile ad assorbire il personale, ma la sua sede operativa non si trova a Villanova d’Asti bensì a Venaria, un centro situato a notevole distanza. Questo elemento trasforma quella che potrebbe sembrare una semplice transizione di appalto in un problema logistico e sociale di non poco conto per i lavoratori coinvolti, molti dei quali hanno costruito la propria vita quotidiana attorno alla vicinanza del posto di lavoro.

Dal punto di vista formale, la proposta di Chrono Express appare generosa: l’azienda si è impegnata ad assumere tutti i 114 lavoratori alle stesse condizioni contrattuali attualmente in vigore, senza quindi penalizzazioni dal punto di vista economico o normativo. Si tratta di un gesto che, sulla carta, rispetta i criteri di clausola sociale spesso previsti nei cambi di appalto, garantendo continuità occupazionale e salvaguardia dei diritti acquisiti. Tuttavia, la distanza tra Villanova d’Asti e Venaria rappresenta un ostacolo pratico che rischia di vanificare questa apertura.

Per molti dipendenti, infatti, un trasferimento della sede di lavoro implica necessariamente un aumento dei tempi di spostamento quotidiano, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di costi, organizzazione familiare e qualità della vita. Non è raro che situazioni di questo tipo portino, nei fatti, a dimissioni forzate mascherate da scelte volontarie: chi non può permettersi di percorrere chilometri aggiuntivi ogni giorno, magari per impegni familiari o per mancanza di mezzi di trasporto adeguati, si trova costretto a rinunciare al proprio impiego nonostante la disponibilità formale dell’azienda ad assumerlo.

Proprio per questo motivo, le organizzazioni sindacali che seguono la vertenza hanno sollevato con forza la questione degli spostamenti, chiedendo che vengano messe in campo misure concrete per limitare l’impatto negativo sulla vita dei lavoratori. Si parla di agevolazioni per i trasferimenti, navette aziendali o rimborsi chilometrici che possano rendere sostenibile, almeno nel breve e medio periodo, il passaggio alla nuova sede lavorativa. Senza interventi di questo tipo, il rischio concreto è che molte persone perdano il lavoro non per demerito, ma per pura impossibilità logistica.

Oltre alla questione degli spostamenti, i sindacati hanno messo sul tavolo altre richieste che mirano a tutelare al meglio la platea dei lavoratori coinvolti nella vicenda. Una delle proposte principali riguarda la possibilità di mantenere nel polo logistico di Villanova d’Asti quei dipendenti che non sono impiegati in maniera esclusiva nelle lavorazioni destinate a Iveco. L’idea è quella di distinguere chiaramente tra chi lavora specificamente per la commessa persa da BCube e chi invece svolge mansioni più trasversali, evitando così che un cambio di appalto settoriale si traduca in un trasferimento indiscriminato per tutto il personale del sito.

Un’altra richiesta avanzata dalle rappresentanze sindacali riguarda la possibilità di offrire incentivi all’esodo per quei lavoratori che si trovano in prossimità della pensione o che potrebbero avere altre opportunità professionali sul territorio. Si tratta di una misura che, se ben strutturata, potrebbe rappresentare una soluzione dignitosa per chi non vuole o non può affrontare il trasferimento a Venaria, permettendo al contempo di alleggerire il numero di persone effettivamente costrette a scegliere tra accettare lo spostamento o perdere il lavoro. Per poter procedere in questa direzione, però, è necessario innanzitutto disporre di una lista dettagliata degli addetti coinvolti, con informazioni precise su anzianità di servizio, mansioni svolte e situazione contrattuale di ciascuno.

È proprio su questi temi che si concentrerà il confronto tra le parti, fissato per il prossimo 26 ottobre. In quella data, rappresentanti sindacali, azienda uscente e azienda subentrante si siederanno attorno a un tavolo per cercare di definire un percorso che tuteli il più possibile i lavoratori, bilanciando le esigenze industriali con la necessità di non lasciare sole le persone di fronte a un cambiamento così significativo.