L’annuncio della cessazione produttiva presso lo stabilimento di Cambiano ha generato immediata preoccupazione tra i lavoratori e le rappresentanze sindacali. Si tratta di un sito specializzato nella realizzazione di fanalini e sistemi di illuminazione per il settore automotive e motociclistico, un comparto strategico per l’economia piemontese che da decenni rappresenta un fiore all’occhiello della filiera dell’automotive regionale. La chiusura, programmata per gennaio 2027, coinvolgerebbe secondo le prime informazioni circa 70 lavoratori addetti alla produzione, mentre per una decina di dipendenti impegnati nell’area ricerca e sviluppo l’attività dovrebbe proseguire ancora per circa un anno.
Quello che desta particolare preoccupazione è il contesto in cui si inserisce questa decisione. Da un lato si parla di un trasferimento delle produzioni verso la Romania, scelta che segue logiche di contenimento dei costi tipiche di molte multinazionali. Dall’altro, il gruppo di appartenenza continua a registrare risultati economici positivi a livello consolidato, un elemento che solleva interrogativi legittimi sulla reale natura della decisione. Non si tratterebbe quindi di una crisi aziendale conclamata, ma piuttosto di una scelta strategica che rischia di scaricare sul territorio piemontese le conseguenze di una riorganizzazione produttiva pensata altrove.
La situazione assume contorni ancora più delicati se si considera il precedente di altre vertenze industriali che hanno colpito il Piemonte negli ultimi anni. Lo stabilimento di Cambiano non è un caso isolato, ma si inserisce in un trend che vede diverse realtà manifatturiere del territorio alle prese con processi di ridimensionamento o chiusura. Per questo motivo, prima ancora che si consumi definitivamente la decisione aziendale, diventa fondamentale che le istituzioni intervengano con tempestività per verificare ogni margine di trattativa possibile.
Laura Pompeo, consigliera regionale del Partito Democratico, ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per sollecitare l’intervento della Giunta piemontese. Nel suo intervento in Aula, la consigliera ha sottolineato come l’annuncio della cessazione produttiva imponga «misure immediate da parte delle Istituzioni», chiedendo con forza l’apertura di un tavolo di crisi regionale che coinvolga azienda, sindacati, enti locali e istituzioni competenti. Secondo Pompeo, è necessario verificare il pieno rispetto della normativa nazionale e pretendere trasparenza sulle reali motivazioni che hanno portato a questa scelta.
A rispondere all’interrogazione è stato l’assessore al Lavoro Maurizio Marrone, esponente di Fratelli d’Italia, che ha confermato quanto comunicato dall’azienda alle organizzazioni sindacali. Marrone ha precisato che, allo stato attuale, non risulta avviata alcuna procedura di licenziamento collettivo, né sono pervenute richieste formali di incontro da parte dei sindacati. L’assessore ha comunque assicurato che l’Assessorato al Lavoro sta monitorando con attenzione l’evolversi della vicenda e che si attiverà con ogni strumento utile per la salvaguardia occupazionale e del sito produttivo.
Pompeo, pur prendendo atto dell’impegno dichiarato dall’assessore, ha ribadito con fermezza che la situazione richiede ben altro che un monitoraggio passivo. «Non possiamo limitarci a osservare gli eventi, mentre si profila la chiusura di un importante presidio produttivo del territorio», ha dichiarato la consigliera, sollecitando la Regione ad assumere immediatamente un ruolo di regia attiva. Per Pompeo, il tempo delle rassicurazioni è finito: servono risposte concrete per i lavoratori coinvolti e una strategia industriale capace di tutelare l’occupazione, evitando che il Piemonte continui a perdere pezzi importanti del proprio apparato produttivo nell’indifferenza generale.








