Home Chieri Chieri, innesto su misura salva il ginocchio a un 18enne

Chieri, innesto su misura salva il ginocchio a un 18enne

Un intervento di chirurgia ortopedica d’avanguardia ha permesso di salvare il ginocchio di un diciottenne che, senza questa soluzione, avrebbe potuto affrontare l’impianto di una protesi in giovanissima età. L’operazione, eseguita a ottobre 2026 all’ospedale Maggiore di Chieri, ha coinvolto una tecnica di ricostruzione osteo-cartilaginea personalizzata, resa possibile da un innesto fornito dalla Banca dei tessuti muscolo-scheletrici. Un caso che dimostra come la combinazione tra competenze cliniche avanzate e tecnologie di pianificazione chirurgica possa cambiare radicalmente il destino di un paziente.

Il giovane si era rivolto agli specialisti dell’ospedale Maggiore di Chieri lamentando un dolore persistente che gli rendeva difficoltosa la deambulazione quotidiana. Gli accertamenti diagnostici, tra cui tomografia computerizzata e risonanza magnetica, avevano rivelato una grave necrosi del condilo femorale esterno, con un danno che interessava sia la cartilagine sia l’osso sottostante. Una condizione tanto più preoccupante considerando l’età del paziente, appena diciottenne.

La causa della necrosi è rimasta non identificata, ma l’evoluzione della patologia era chiara: senza un intervento mirato, la lesione avrebbe potuto progredire rapidamente verso una gonartrosi precoce, compromettendo in modo significativo la funzionalità dell’articolazione. Per un paziente così giovane, l’alternativa sarebbe stata l’impianto di una protesi, con tutte le implicazioni che questo comporta, inclusa la probabilità di dover affrontare ulteriori interventi di revisione nel corso della vita.

Oggi il ragazzo è stato dimesso e sta bene, iniziando una fase di recupero che si preannuncia cruciale per il successo definitivo dell’operazione. Sarà necessario seguire scrupolosamente le indicazioni postoperatorie e monitorare costantemente l’evoluzione dell’innesto, affinché possa integrarsi correttamente con il tessuto del paziente. Le prospettive, tuttavia, sono incoraggianti: il giovane potrà tornare a camminare senza dolore e riprendere le proprie attività quotidiane senza il timore di compromettere in modo permanente il proprio ginocchio.

Di fronte a un quadro clinico così complesso, l’équipe della struttura complessa di ortopedia e traumatologia ha optato per una soluzione chirurgica altamente sofisticata: la rimozione della porzione di osso e cartilagine danneggiata e la sua sostituzione con un frammento osteo-cartilagineo proveniente da un donatore, dalla forma perfettamente corrispondente. Una procedura che ha richiesto una preparazione estremamente meticolosa per garantire un risultato preciso e duraturo.

Partendo dalle immagini di tomografia computerizzata e risonanza magnetica, sia del ginocchio del paziente sia del condilo del donatore, i chirurghi hanno realizzato un modello tridimensionale utile a progettare guide di taglio personalizzate. Questi strumenti hanno permesso di delimitare con estrema precisione la porzione di tessuto da asportare e di sagomare l’innesto in modo che corrispondesse esattamente alla sede da ricostruire. L’obiettivo primario era preservare il più possibile il tessuto sano circostante, inserendo il frammento donato come un tassello di un puzzle che deve combaciare perfettamente con gli elementi adiacenti.

Questo approccio ha richiesto l’integrazione di competenze ortopediche specialistiche, analisi radiologica avanzata e progettazione tecnica all’avanguardia, unite all’esperienza maturata dall’équipe nella gestione delle patologie e dei traumi del ginocchio. L’intervento, della durata di circa un’ora e mezza, è stato condotto dall’équipe composta dagli ortopedici Antonino Cantivalli, che ha diretto l’operazione, Luigi Conforti, direttore della struttura complessa di ortopedia e traumatologia, Gianmarco Bosa e Riccardo Giai Via, con la collaborazione dell’anestesista Lorenzo Rizzi e del personale di sala operatoria coordinato da Stefania Stroppiana.

“Ci siamo trovati di fronte a una lesione importante in un paziente molto giovane, per il quale era fondamentale trovare una soluzione capace di preservare il più possibile l’articolazione”, ha dichiarato il dottor Conforti. “La difficoltà non riguardava soltanto l’esecuzione chirurgica, ma soprattutto la pianificazione: era necessario rimuovere esclusivamente la parte danneggiata e ottenere un innesto perfettamente corrispondente alla sede da ricostruire. Le guide personalizzate, progettate sulla base delle immagini radiologiche, hanno reso possibile questa precisione”. Il direttore ha sottolineato come questo tipo di intervento richieda esperienza, confronto costante tra professionisti e una stretta collaborazione tra competenze cliniche e tecnologiche, esprimendo soddisfazione per il decorso iniziale del paziente..