La tensione tra Cgil e Si Cobas si fa sempre più accesa attorno alla vicenda che coinvolge lo stabilimento Fiorentini di Trofarello. Quello che dovrebbe essere un fronte comune a tutela dei lavoratori si è trasformato in uno scontro aperto tra due realtà sindacali con visioni profondamente diverse su come difendere i diritti di chi lavora ogni giorno in fabbrica. Al centro della disputa c’è una campagna di boicottaggio lanciata dai Si Cobas contro i prodotti Fiorentini, una mossa che la Filcams CGIL di Torino non ha esitato a condannare con forza, schierandosi apertamente dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che rischiano di pagarne le conseguenze più pesanti.
Negli ultimi tempi lo stabilimento Fiorentini di Trofarello è diventato il teatro di una battaglia sindacale che va ben oltre le mura della fabbrica. I Si Cobas hanno avviato una campagna di boicottaggio nei confronti dei prodotti dell’azienda, con l’obiettivo dichiarato di esercitare pressione e ottenere cambiamenti nelle condizioni di lavoro. Un’iniziativa che, almeno nelle intenzioni, si presenta come una forma di lotta a favore dei lavoratori, ma che nella pratica rischia di produrre effetti ben diversi da quelli sperati.
Di fronte a questa situazione, la Filcams CGIL di Torino ha scelto di non stare a guardare. Il sindacato si è schierato con decisione contro il boicottaggio, ritenendolo uno strumento che può rivelarsi un boomerang pericoloso per le stesse persone che si vorrebbe proteggere. La posizione della Cgil è chiara: la tutela dei lavoratori si costruisce attraverso la contrattazione, il dialogo e la rappresentanza sindacale, non attraverso campagne che mettono a rischio la tenuta economica dell’azienda e, di conseguenza, i posti di lavoro.
A testimoniare la solidità di questa posizione è stato il consiglio di fabbrica, che si è riunito proprio nelle ultime settimane per fare il punto della situazione. Le lavoratrici e i lavoratori hanno preso la parola direttamente, esprimendo le loro preoccupazioni e ribadendo la fiducia negli strumenti della contrattazione collettiva. Anni di lavoro, di confronto e di conquiste sindacali rischiano di essere messi in discussione da un’iniziativa che, secondo la Cgil, non rappresenta la reale volontà di chi ogni mattina entra in quello stabilimento.
Dal consiglio di fabbrica è emersa con forza una preoccupazione che non può essere ignorata: il boicottaggio potrebbe colpire proprio le categorie più vulnerabili tra i lavoratori. Non si parla solo degli impiegati diretti dell’azienda, ma soprattutto di coloro che operano nell’indotto, negli appalti e nelle attività legate alle commesse produttive. Sono spesso lavoratori con contratti meno stabili, con meno tutele, che per primi subirebbero le conseguenze di un calo degli ordini o di una crisi aziendale provocata da pressioni esterne.
La domanda che la Filcams CGIL pone con forza è tanto semplice quanto dirompente: a chi giova davvero questa campagna di boicottaggio? Se l’obiettivo è migliorare le condizioni di chi lavora, allora bisogna chiedersi se indebolire un’azienda sia davvero la strada giusta. La storia sindacale insegna che le conquiste più durature si ottengono attraverso la trattativa, la rappresentanza e la costruzione di rapporti di forza fondati sulla fiducia e sulla partecipazione. Non attraverso azioni che rischiano di isolare i lavoratori anziché unirli.




