Home Carmagnola Peperone di Carmagnola, caldo e siccità mettono a rischio il raccolto 2026

Peperone di Carmagnola, caldo e siccità mettono a rischio il raccolto 2026

Il peperone di Carmagnola è da sempre uno dei simboli dell’agricoltura piemontese, un prodotto che ha saputo conquistare mercati e palati grazie alla sua qualità distintiva. Ma la stagione 2026 sta mettendo a dura prova questa tradizione consolidata. Tra caldo record, siccità severa ed eventi meteorologici estremi, i produttori si trovano ad affrontare una campagna produttiva segnata da difficoltà inedite, che stanno emergendo con forza proprio nei giorni della Fiera Nazionale dedicata a questo prodotto.

Raccolto in ritardo, peperoni meno polposi, maggiore necessità di acqua e serre danneggiate dal vento: sono questi gli elementi che stanno caratterizzando la stagione 2026 del peperone di Carmagnola. A raccontare le difficoltà vissute sul campo sono le testimonianze raccolte durante la 77ª Fiera Nazionale del Peperone, un appuntamento che da decenni celebra questa coltura ma che quest’anno si carica di significati diversi, più legati alla resilienza che alla semplice celebrazione.

Domenico Tuninetti, presidente del Consorzio del peperone di Carmagnola, ha descritto un quadro fatto di serre scoperchiate dal vento e di una produzione tendenzialmente più scarsa, con frutti che risultano meno polposi rispetto agli standard abituali. Parole che restituiscono la fatica di un’annata complicata, in cui gli agricoltori hanno dovuto reinventare le proprie pratiche colturali per far fronte a condizioni climatiche fuori dall’ordinario.

A confermare questa tendenza è anche la testimonianza dell’imprenditrice agricola Alessia Turello, che ha spiegato come per sostenere le coltivazioni sia stato necessario fare ricorso a pozzi e riserve d’acqua alternative. Un’immagine che racconta bene lo sforzo compiuto dalle aziende del territorio, costrette a cercare soluzioni di emergenza per garantire la sopravvivenza delle piante in un contesto climatico sempre più imprevedibile.

Il quadro descritto dai produttori si inserisce in un’estate particolarmente difficile per l’intero Piemonte. Secondo i dati diffusi da Arpa Piemonte, luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo mai registrato in regione e il terzo mese più caldo di sempre, con ben 28 giorni su 31 al di sopra della media climatica di riferimento 1991-2020. Numeri che testimoniano l’eccezionalità di una stagione che ha messo a dura prova non solo il peperone ma l’intero comparto agricolo regionale.

Alle temperature elevate si è aggiunta una grave carenza idrica. A fine luglio Arpa aveva già segnalato una situazione di siccità severa su quasi tutto il territorio piemontese, con le portate dei fiumi paragonabili a quelle registrate nel 2022, anno che aveva già messo in ginocchio l’agricoltura regionale. Tra fine maggio e fine luglio si sono inoltre susseguite quattro distinte ondate di calore, un fenomeno che ha lasciato poco respiro alle colture e agli agricoltori impegnati a gestirle.

Per una coltura come il peperone, che pure necessita di caldo e sole per svilupparsi correttamente, il problema nasce quando le temperature elevate diventano persistenti e si accompagnano alla scarsità d’acqua. In queste condizioni la maturazione può risultare meno uniforme, con conseguenze dirette sulla qualità del prodotto finale, soprattutto in termini di consistenza e pezzatura, due caratteristiche fondamentali per un prodotto che ha fatto della qualità il proprio punto di forza commerciale.