Tra la notte di sabato 5 e domenica 6 settembre 2026, Poirino è stata teatro di una serie di atti vandalici che hanno interessato diverse zone del paese. Otto giovani, tutti minorenni residenti tra Poirino, Santena e Villanova d’Asti, hanno deciso di trascorrere le ultime ore del weekend estivo dando sfogo a comportamenti tutt’altro che civili, danneggiando arredi pubblici nel centro cittadino.
Non paghi dei danni arrecati in centro, il gruppo si è poi spostato nei pressi del cimitero locale, dove ha dato vita a un altro episodio di inciviltà: bottiglie di vetro lanciate a terra e frantumate, con tutti i rischi che questo comporta per chi transita nella zona. Un gesto che appare privo di qualsiasi giustificazione se non quella, forse, di una noia adolescenziale che ha trovato sfogo nella distruzione anziché in attività più costruttive.
L’episodio ha immediatamente attirato l’attenzione delle autorità locali, non tanto per l’entità dei danni quanto per il messaggio di inciviltà che simili comportamenti trasmettono alla comunità. Poirino, paese abituato a una vita tranquilla, si è ritrovata a fare i conti con un gesto che, seppur non gravissimo nelle sue conseguenze materiali, ha comunque generato preoccupazione tra i residenti, specialmente tra chi frequenta abitualmente le zone interessate dai danneggiamenti.
Quello che i giovani vandali non avevano probabilmente considerato è la presenza del nuovo sistema di videosorveglianza comunale, installato di recente proprio per monitorare le aree più sensibili del paese. Le telecamere, posizionate strategicamente, hanno ripreso ogni fase degli atti vandalici, fornendo agli agenti della polizia municipale materiale prezioso per l’identificazione dei responsabili.
Grazie a un lavoro certosino di analisi delle immagini, gli agenti sono riusciti a individuare gli otto minorenni nel giro di una sola giornata lavorativa, quella di lunedì 7 settembre 2026. Un risultato che testimonia l’efficacia degli investimenti tecnologici in materia di sicurezza urbana, capaci di trasformare quello che poteva sembrare un episodio impunito in un caso rapidamente risolto.
Non appena ottenute le prove necessarie, è partito l’appello pubblico del sindaco Nicholas Padalino, che ha voluto rivolgersi direttamente ai giovani coinvolti: «Investire sulla video sorveglianza significa risalire, in meno di 48 ore, a chi pensa di vivere in un regime anarchico. Vi stimolo ad assumervi le vostre responsabilità, anche se siete minorenni. Avete tempo fino a domani per contattarmi e concordare qualche ora di lavori di pubblica utilità per sdebitarvi. Altrimenti, domani pomeriggio, sporgerò querela nei vostri confronti ai carabinieri». Un messaggio chiaro, che ha unito fermezza istituzionale e apertura al dialogo, lasciando ai ragazzi la possibilità di rimediare senza dover affrontare conseguenze penali più severe.
L’appello del sindaco non è caduto nel vuoto: a stretto giro, uno dei ragazzi coinvolti ha contattato il primo cittadino, aprendo la strada a una soluzione che privilegia il senso di responsabilità rispetto alla repressione pura. Nei prossimi giorni verranno concordati i dettagli dei lavori socialmente utili che il giovane e i suoi complici dovranno svolgere per rimediare ai danni causati.







