La siccità che da settimane sta mettendo in ginocchio il Piemonte non accenna a tregua, e la Regione ha deciso di passare a un livello di intervento più deciso. Dopo mesi di precipitazioni pressoché assenti, con campi assetati e riserve idriche ai minimi, l’amministrazione regionale ha avviato l’iter per la richiesta dello stato di calamità naturale, un passaggio fondamentale per sbloccare risorse e sostegni concreti a favore delle imprese agricole colpite. Una mossa che arriva dopo un confronto diretto con il Ministero dell’Agricoltura, segno che la questione ha assunto ormai una rilevanza nazionale.
Giovedì 6 agosto è stata una giornata cruciale per definire la strategia regionale contro l’emergenza idrica. Il presidente Alberto Cirio e l’assessore all’Agricoltura Paolo Bongioanni hanno partecipato a una serie di riunioni con il Ministero dell’Agricoltura, con l’obiettivo di individuare misure rapide ed efficaci da mettere in campo a sostegno delle aziende agricole piemontesi. Un lavoro di squadra tra Regione e Governo che testimonia la gravità della situazione e la necessità di agire senza ulteriori ritardi.
La mancanza quasi totale di pioggia negli ultimi mesi ha infatti prodotto danni tangibili su numerose colture, come confermato anche dalle principali organizzazioni professionali agricole – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – che da settimane lanciano l’allarme. Particolarmente colpito è il comparto risicolo, che si trova proprio nella fase più delicata del proprio ciclo produttivo, insieme alle produzioni stagionali che rischiano di subire perdite significative se la situazione non dovesse migliorare rapidamente.
Cirio e Bongioanni non nascondono la preoccupazione per quella che definiscono una vera e propria crisi idrica eccezionale. «Ci troviamo di fronte a una crisi idrica eccezionale che, oltre a mettere sotto pressione la disponibilità di acqua e ad alimentare un rischio incendi che purtroppo si manifesta ormai da settimane, sta provocando danni sempre più pesanti all’agricoltura piemontese», hanno dichiarato congiuntamente, sottolineando come la Regione stia già intervenendo su più fronti, dall’utilizzo di autobotti nelle aree più critiche fino alle pressioni per un incremento dei rilasci dagli invasi.
Il fronte agricolo resta quello più esposto alle conseguenze della siccità, e la Regione ha scelto di muoversi con decisione. Dopo aver raccolto le numerose segnalazioni arrivate dalle associazioni di categoria nel corso degli ultimi incontri, l’amministrazione regionale ha avviato formalmente le procedure per la richiesta dello stato di calamità. Un passaggio che permetterà, una volta completato l’iter, di attivare strumenti di sostegno economico per le aziende che hanno subito le perdite più consistenti.
Il lavoro con il Governo prosegue parallelamente su un altro binario altrettanto importante, quello degli aiuti della Politica agricola comune, di competenza europea. In queste ore la Regione sta notificando a Bruxelles la delibera con cui è stato dichiarato lo stato di emergenza regionale, un atto necessario per attivare i meccanismi comunitari di sostegno e garantire che le imprese piemontesi non restino escluse dai fondi disponibili a livello europeo.
Un’attenzione particolare è riservata al mondo degli allevatori e dei margari, categorie tra le più penalizzate dalla situazione attuale. A causa della siccità che ha colpito duramente i pascoli, molti di loro sono stati costretti a lasciare anticipatamente gli alpeggi, senza riuscire a completare il periodo minimo di permanenza in altura richiesto per accedere agli aiuti Pac. Per evitare che questa circostanza si traduca in una penalizzazione ingiusta, la Regione Piemonte sta lavorando insieme ad Arpea per definire le modalità operative che permettano di riconoscere la situazione di forza maggiore, certificata dalla delibera regionale, garantendo così il pieno accesso ai contributi previsti.







