Nel mondo della pallavolo femminile italiana, ci sono momenti in cui anche le campionesse più titolate sentono il bisogno di fermarsi, respirare e ripartire. È esattamente quello che sta facendo Marina Lubian, centrale classe 2000 tra le più talentuose della sua generazione, che ha scelto la Reale Mutua Fenera Chieri ’76 come palcoscenico per ritrovare se stessa e rilanciarsi verso i vertici del volley mondiale. Una scelta che profuma di casa, di autenticità e di voglia genuina di tornare a essere protagonista.
La Reale Mutua Fenera Chieri ’76 ha aperto la propria campagna acquisti con un colpo che ha fatto subito rumore nell’ambiente pallavolistico italiano: è ufficiale l’arrivo di Marina Lubian in maglia biancoblu. Non si tratta di un semplice rinforzo di mercato, ma di un acquisto che racconta molto sulle ambizioni crescenti della società piemontese e sulla sua capacità di attrarre giocatrici di altissimo livello. Un segnale forte, chiarissimo, che il Chieri ’76 non intende più accontentarsi di recitare un ruolo da comprimaria nel panorama della Serie A1 femminile.
Marina Lubian porta con sé un curriculum che parla da solo. Nata a Moncalieri e cresciuta a Nichelino, nella cintura torinese, la centrale ha costruito la propria carriera con una progressione impressionante. Dai primi passi con la Lilliput a soli 15 anni, passando per il Club Italia, fino ad arrivare a Scandicci e poi alla grande consacrazione con l’Imoco Conegliano, dove in quattro stagioni ha collezionato quattro Scudetti, quattro Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, due Mondiali per Club e due Champions League. Un palmares che fa impressione solo a elencarlo, e che certifica come Lubian abbia già vissuto da protagonista i momenti più alti del volley europeo e mondiale.
Eppure, nonostante tutta questa gloria accumulata, qualcosa si è incrinato. Un infortunio, la conseguente perdita della titolarità a Conegliano e l’esclusione dal progetto tecnico della Nazionale guidata da Julio Velasco hanno ridimensionato la sua centralità nel sistema. È in questo contesto che la scelta di Chieri assume un significato profondo: non è una fuga, ma una ripartenza consapevole. Una giocatrice che avrebbe potuto sedersi sugli allori e invece sceglie di rimettersi in discussione, cercando il campo, i minuti e la continuità necessari per tornare a essere la Lubian delle Olimpiadi, quella che aveva impressionato il mondo intero.
C’è qualcosa di poetico nel fatto che Marina Lubian scelga proprio Chieri per questa fase della sua carriera. Una città a pochi chilometri da dove è nata e cresciuta, un ambiente familiare nel senso più ampio del termine, capace di offrirle quella serenità che in questo momento rappresenta forse la risorsa più preziosa. Non è un caso che tra le motivazioni dichiarate dalla giocatrice emerga chiaramente il bisogno di cambiare aria, di ritrovare stimoli nuovi e di rimettersi in gioco con entusiasmo genuino. Chieri, con la sua identità forte e la sua mentalità da squadra che lotta ad armi pari contro avversari più quotati, sembra il posto giusto nel momento giusto.
La stessa Lubian ha ammesso di aver sempre guardato con ammirazione il progetto tecnico e umano del Chieri ’76. Una società che, pur non disponendo dei budget delle grandi corazzate della Serie A1, ha saputo costruire risultati straordinari puntando sulla coesione, sulla tattica e su una mentalità da underdog che la rende affascinante agli occhi di chi il volley lo vive con passione vera. Questo stile di gioco, fatto di intelligenza collettiva piuttosto che di individualità straripanti, si sposa perfettamente con il momento che Lubian sta attraversando: un periodo in cui ha più bisogno di ritrovare certezze che di confermare primati.
E poi c’è il fattore palazzetto, che Marina ha citato con parole cariche di entusiasmo. Il calore del pubblico di Chieri, la vicinanza sugli spalti, l’atmosfera unica che si respira durante le partite casalinghe sono elementi che non vanno sottovalutati quando si parla di una giocatrice che ha bisogno di ritrovare energia e fiducia. Lubian ha dichiarato di adorare quel contesto, di sentirsi carica solo al pensiero di giocarci davanti a quei tifosi. È questo tipo di entusiasmo, semplice e diretto, che fa capire come la scelta di Chieri non sia stata dettata dalla convenienza o dalla mancanza di alternative, ma da una valutazione lucida e profonda di ciò di cui aveva davvero bisogno.




