A Carmagnola torna d’attualità un tema che sta a cuore a molte famiglie del territorio: il futuro delle scuole nelle frazioni. Nonostante il calo demografico e le soglie minime imposte dalla normativa regionale mettano a rischio la sopravvivenza di alcuni plessi, l’Amministrazione comunale ha deciso di schierarsi apertamente in loro difesa, chiedendo agli enti superiori di garantirne l’apertura anche per il prossimo triennio scolastico. Una scelta che va controcorrente rispetto alla logica dei tagli e degli accorpamenti, e che punta invece a valorizzare l’identità e la coesione delle comunità periferiche.
La decisione del Comune di Carmagnola non è passata inosservata: anche per l’anno scolastico 2027-2028, l’Amministrazione ha formalmente richiesto agli enti competenti il mantenimento in funzione dei plessi scolastici situati nelle frazioni di Cavalleri, Casanova e Tuninetti. Una scelta che va in controtendenza rispetto ai numeri, dal momento che gli iscritti in queste scuole risultano inferiori alle soglie minime stabilite dalla normativa regionale in materia di dimensionamento scolastico.
La richiesta, presentata dalla giunta comunale, nasce dalla volontà di non abbandonare i territori più decentrati rispetto al capoluogo, garantendo ai bambini delle frazioni la possibilità di frequentare la scuola vicino a casa. Si tratta di una presa di posizione che riflette una precisa visione politica e amministrativa, orientata a considerare la scuola non solo come servizio educativo, ma anche come presidio sociale e identitario per le comunità più piccole.
Il caso di Carmagnola si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda molti comuni italiani con un territorio esteso e frammentato in numerose frazioni. La sfida è quella di conciliare l’esigenza di razionalizzazione delle risorse pubbliche con il diritto delle famiglie a un servizio scolastico accessibile, evitando che i più piccoli siano costretti a lunghi spostamenti quotidiani per raggiungere una scuola.
Le motivazioni alla base della richiesta del Comune sono numerose e articolate. Innanzitutto, viene sottolineata l’estensione del territorio comunale, che misura ben 96,38 chilometri quadrati e comprende 19 frazioni, per una popolazione complessiva che supera i 28 mila abitanti. Un contesto territoriale che rende difficile immaginare una concentrazione dell’offerta scolastica esclusivamente nel centro cittadino, senza penalizzare le zone più periferiche.
Un altro elemento determinante riguarda le condizioni della viabilità locale. Il traffico che si concentra sulle strade in direzione del centro abitato può infatti allungare notevolmente i tempi di percorrenza: dalle frazioni, raggiungere le scuole cittadine può richiedere anche oltre 15-20 minuti, un tempo considerato eccessivo soprattutto per i bambini più piccoli. A questo si aggiunge la mancanza di plessi scolastici alternativi facilmente raggiungibili, sia all’interno del territorio comunale sia nei Comuni limitrofi, una circostanza che renderebbe particolarmente complicata un’eventuale chiusura delle scuole in questione.
Non meno importante è la questione della capacità ricettiva delle scuole del centro. Secondo quanto evidenziato dall’Amministrazione, gli istituti cittadini incontrerebbero notevoli difficoltà nell’assorbire un afflusso aggiuntivo di alunni provenienti dalle frazioni, con il rischio di sovraffollamento delle classi e di un peggioramento della qualità dell’offerta didattica. Va inoltre ricordato il ruolo di riferimento che alcune di queste scuole svolgono per territori ancora più ampi: la scuola di Casanova, ad esempio, accoglie anche gli alunni provenienti dalla frazione di Vallongo, mentre la primaria dei Cavalleri serve pure le comunità di Oselle e Due Province, ampliando così il proprio bacino di utenza ben oltre i confini della singola frazione.







