Home Dintorni Marentino, ex sindaco truffato con casa vacanze fantasma: due condanne

Marentino, ex sindaco truffato con casa vacanze fantasma: due condanne

Si è concluso il 9 settembre 2026 il processo di primo grado sulla presunta truffa ai danni di Bruno Corniglia, ex primo cittadino di Marentino. Il tribunale ha condannato entrambi gli imputati a dieci mesi di carcere e al pagamento di una multa di cinquecento euro ciascuno, accogliendo sostanzialmente la ricostruzione dei fatti presentata dall’accusa e sostenuta dalla testimonianza della vittima.

Gli imputati, una donna di 38 anni e un uomo di 41, sono difesi rispettivamente dagli avvocati Wisam Zreg e Giuseppe Del Papa. Secondo quanto ricostruito in aula, i due avrebbero messo in piedi un meccanismo di raggiro basato sulla falsa disponibilità di un immobile in affitto per le vacanze estive, incassando denaro per una prenotazione relativa a una casa che, di fatto, non esisteva mai stata a disposizione dei presunti truffatori.

La sentenza, pronunciata dalla giudice Paola Fogliati, rappresenta solo il primo grado di un percorso giudiziario che, stando alle dichiarazioni rilasciate a margine dell’udienza, non si concluderà qui. Il legale della donna condannata ha infatti già annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello, aprendo così un nuovo capitolo di una vicenda che ha tenuto banco per diverso tempo.

Tutto ha avuto origine nell’estate del 2022, quando Corniglia, appena concluso il suo secondo mandato da sindaco, decide insieme alla moglie di cercare una casa al mare da affittare per le vacanze. La coppia pubblica un annuncio online, un gesto ordinario che milioni di italiani compiono ogni anno in cerca di una sistemazione per l’estate. A rispondere è un uomo che invia su WhatsApp alcune foto di un appartamento situato a Varazze, in Liguria, convincendo i coniugi a versare immediatamente un acconto di 400 euro per bloccare la prenotazione.

Il problema arriva al momento dell’arrivo sul posto: l’uomo dà appuntamento alla coppia davanti a un bar del paese, promettendo di consegnare personalmente le chiavi dell’appartamento. Ma nessuno si presenta. Corniglia e la moglie attendono invano, capendo solo con il passare delle ore di essere caduti vittima di un raggiro ben orchestrato. Da qui inizia una sorta di indagine personale condotta dall’ex sindaco, che riesce a risalire al contatto di una donna, titolare di una panetteria in Toscana, indicata come la fidanzata dell’uomo con cui aveva preso gli accordi.

Attraverso quella telefonata, Corniglia riesce a parlare nuovamente con il presunto truffatore, chiedendo la restituzione almeno dei 400 euro anticipati. La risposta, però, è tutt’altro che collaborativa: l’uomo nega qualsiasi responsabilità, sostenendo che il denaro era stato versato spontaneamente dalla vittima, arrivando persino a minacciare Corniglia di sporgere denuncia nei suoi confronti. Un rovesciamento di ruoli che ha ulteriormente aggravato la posizione processuale dell’imputato, la cui versione dei fatti non ha retto al vaglio del tribunale. Diversa la linea difensiva della donna, che durante il processo ha cercato di allontanare da sé ogni responsabilità, sostenendo di conoscere solo superficialmente il co-imputato e di averlo semplicemente ospitato per alcune settimane in Toscana, dopo che questi le aveva riferito di aver lasciato a Pavia il portafoglio con tutti i documenti. Secondo la sua versione, gli avrebbe messo a disposizione conto corrente e telefono cellulare credendo che li utilizzasse per un’attività di vendite online, senza alcuna consapevolezza del raggiro in corso. Una ricostruzione che non ha convinto la giudice Fogliati, portando comunque alla condanna di entrambi gli imputati.

Una vicenda che, al netto della sentenza di primo grado, non può ancora dirsi conclusa. L’annuncio di ricorso in appello da parte della difesa apre infatti a nuovi sviluppi giudiziari, mentre resta la testimonianza di una truffa che ha colpito anche chi, per anni, ha ricoperto un ruolo istituzionale nella propria comunità.