Il dibattito sulla Gronda Est torna al centro dell’attenzione politica ed economica del territorio, riaccendendo un confronto che da anni divide amministratori, imprese e cittadini. A intervenire con decisione è Dario Kafaie, presidente del Gruppo Imprese Chieresi, che rilancia la necessità di dotare l’area di un sistema infrastrutturale adeguato alle esigenze di aziende e lavoratori. Tra proposte concrete, aperture al dialogo e attenzione alle istanze ambientali, il presidente del GIC delinea una visione che intreccia sviluppo economico e sostenibilità territoriale.
«Le aziende e i lavoratori hanno bisogno di una rete di infrastrutture e trasporti che permettano al nostro territorio di essere competitivo»: con queste parole Dario Kafaie, presidente del Gruppo Imprese Chieresi, entra nel vivo del dibattito sulla Gronda Est, l’opera strategica che permetterebbe di chiudere l’anello viario dell’area torinese, collegando l’autostrada A21 a sud con l’A4 a nord. Un progetto che, secondo Kafaie, rappresenta una risposta necessaria a una criticità infrastrutturale ormai cronica per il territorio chierese e per l’intera cintura torinese. Il tema è tornato di stretta attualità dopo il recente confronto tra sindaci avvenuto in Città Metropolitana, occasione in cui diversi Comuni, tra cui Chieri, hanno espresso parere favorevole al progetto. «Osserviamo con piacere che diversi Comuni si sono detti favorevoli a questo progetto, che permetterebbe di superare una forte criticità infrastrutturale oggi presente, a causa del mancato collegamento nord-sud, e che penalizza tutto il territorio, a partire dal settore produttivo», sottolinea Kafaie, evidenziando come il ritardo infrastrutturale rappresenti un freno concreto alla crescita economica locale.
Le imprese chieresi, da tempo, chiedono un intervento deciso sul fronte della mobilità, non solo per agevolare il trasporto merci ma anche per garantire condizioni di lavoro più sostenibili ai dipendenti che quotidianamente si spostano nell’area. La mancanza di un collegamento efficiente tra le principali arterie autostradali si traduce, infatti, in perdite di tempo, aumento dei costi logistici e una generale perdita di competitività per un territorio che vanta un tessuto produttivo solido ma penalizzato dalla carenza di infrastrutture adeguate.
Il presidente del GIC non si limita a sostenere la Gronda Est nella sua interezza, ma rilancia con forza un intervento più immediato e circoscritto: la creazione di uno svincolo dell’autostrada A21 in località Masio, nel comune di Poirino. Si tratta di un progetto già sostenuto da imprese e amministrazioni locali, che secondo Kafaie potrebbe rappresentare un tassello fondamentale in attesa della realizzazione della maxi-opera. «In attesa della possibile maxi-opera, questo svincolo rappresenta un intervento più rapido, mirato e di sicuro impatto positivo per ottimizzare i flussi di traffico, togliendo migliaia di mezzi pesanti dalla viabilità ordinaria, peraltro con gli oneri a carico del concessionario autostradale», spiega il presidente.
L’intervento a Masio non va inteso come un progetto isolato, bensì come il primo passo concreto verso la realizzazione della Gronda Est. Lo svincolo rappresenterebbe infatti l’innesto del futuro tracciato con l’autostrada Torino-Piacenza, ponendo le basi infrastrutturali per lo sviluppo successivo dell’opera più ampia. Un approccio pragmatico, quello di Kafaie, che punta a ottenere risultati concreti nel breve periodo senza attendere i tempi lunghi tipici delle grandi opere infrastrutturali.
Non mancano, tuttavia, le riflessioni sulle criticità ambientali che da anni accompagnano il dibattito sulla Gronda Est. Kafaie riconosce apertamente i rischi legati al consumo di suolo e agli impatti paesaggistici e faunistici che un’opera di questa portata comporta. «Rispetto al progetto oggi sul tavolo, vedo rischi e opportunità che il decisore politico dovrà bilanciare», ammette il presidente, sottolineando come la Gronda debba servire ad aumentare la sicurezza stradale e agevolare la logistica delle imprese, senza però trasformarsi in una scorciatoia per i flussi autostradali di lungo raggio, dato che non rappresenta un prolungamento della tangenziale torinese. Proprio su questo equilibrio tra sviluppo e tutela ambientale, Kafaie avanza una proposta concreta: la creazione di una “riserva strategica” di suolo non edificabile nell’area collinare interessata dall’opera. «Occorre individuare un pacchetto di interventi sovracomunali che sia proporzionato alla superficie e al valore ecologico del suolo trasformato», spiega, ipotizzando che una quota delle compensazioni ambientali venga destinata all’acquisizione e alla rinaturalizzazione permanente di aree della collina torinese. Un disegno unitario che, attraverso l’ampliamento delle aree protette esistenti, punterebbe a costruire un sistema collinare integrato capace di impedire ulteriore cementificazione, trasformando le compensazioni da semplice obbligo normativo a strumento concreto di tutela territoriale a lungo termine.
Il ragionamento di Kafaie non si esaurisce nella sola questione stradale, ma si allarga anche al tema della mobilità collettiva, tornando a proporre la riorganizzazione del Trasporto Pubblico Locale già presentata dal GIC nei mesi scorsi e, di fatto, rimasta inascoltata da gran parte delle amministrazioni comunali. «A oggi, nel Chierese, qual è l’alternativa all’automobile per spostarsi e per raggiungere il posto di lavoro oppure l’ospedale?», si domanda retoricamente il presidente, evidenziando come la mancanza di una visione di area vasta abbia penalizzato finora lo sviluppo di un sistema di trasporto pubblico realmente efficiente. Una carenza che, secondo Kafaie, accomuna paradossalmente anche molte delle amministrazioni oggi contrarie alla Gronda Est. Il Gruppo Imprese Chieresi, conclude il presidente, continuerà a battersi per il potenziamento organico del TPL in tutto il territorio, nella convinzione che sostenibilità e competitività non siano obiettivi contrapposti, ma debbano procedere di pari passo nella stessa direzione di sviluppo.








