Il 21 aprile 2025 doveva essere il giorno tanto atteso da migliaia di famiglie piemontesi: l’apertura del click day per il bonus Vesta, il voucher regionale pensato per sostenere i nuclei familiari con figli fino a sei anni e un ISEE non superiore a 40mila euro. Invece, come già accaduto l’anno precedente, la giornata si è trasformata in un calvario digitale, tra schermate di errore, server irraggiungibili e una confusione crescente che ha lasciato i genitori senza risposte chiare. Una storia che sa di già visto, e che solleva interrogativi seri sulla capacità delle istituzioni di gestire strumenti digitali quando la posta in gioco è alta.
Le istruzioni della Regione Piemonte erano state inequivocabili: collegarsi tutti alle 12 in punto del 21 aprile per presentare la domanda di accesso al bonus Vesta. Un’indicazione che, nella sua semplicità, nascondeva però una criticità evidente: chiedere a migliaia di persone di accedere simultaneamente alla stessa piattaforma digitale è una ricetta quasi certa per il disastro informatico. E così è stato, puntualmente, senza che nessuno sembrasse essersene sorpreso più di tanto.
Già dalla tarda mattinata, molte famiglie si erano collegate in anticipo, nel tentativo di essere tra i primi a presentare la domanda, visto che le richieste sarebbero state accettate in ordine di arrivo. Il risultato? La piattaforma ha ceduto quasi immediatamente sotto il peso degli accessi, mostrando messaggi che hanno fatto infuriare i genitori: “La pagina non funziona”, “Il server non risponde”. Schermate fredde e impietose, che in pochi secondi hanno vanificato settimane di attesa e preparazione.
Quello che rende la vicenda ancora più amara è il senso di déjà vu che l’accompagna. Gli stessi identici problemi si erano verificati già l’anno precedente, con la stessa modalità di accesso, la stessa piattaforma e lo stesso risultato caotico. Eppure, nonostante questa esperienza diretta, non sembra che siano stati adottati accorgimenti tecnici sufficienti a prevenire il ripetersi del disservizio. Le famiglie piemontesi si sono ritrovate, ancora una volta, a fare i conti con un sistema che non regge alla prova dei fatti.
A caldo, la prima reazione istituzionale è arrivata dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, promotore del bonus Vesta. La sua ipotesi è stata immediata e decisa: “Crediamo ci sia stato un attacco hacker”. A supporto di questa tesi, Marrone ha sottolineato come fossero andati in down non solo il sito del bonus, ma tutti i portali istituzionali collegati al medesimo consorzio informatico, incluso quello del Comune di Torino, che con il click day non aveva nulla a che fare. Un dettaglio che, almeno in apparenza, avvalorava l’ipotesi di un’azione esterna coordinata.
Marrone ha garantito che la Regione si impegnerà a garantire a tutti i piemontesi la possibilità di presentare domanda, ma senza fornire dettagli su come e quando ciò avverrà. Rimane irrisolto, in particolare, il problema dei criteri di accettazione: chi si era collegato puntuale alle 12:01 e non era riuscito ad accedere, come verrà tutelato? Sarà penalizzato rispetto a chi ha tentato più tardi? Sono domande legittime, a cui al momento non esiste ancora una risposta soddisfacente.



