Home Cambiano Cambiano, Varroc chiude: 80 posti a rischio, allertata Unità di Crisi regionale

Cambiano, Varroc chiude: 80 posti a rischio, allertata Unità di Crisi regionale

Foto: Rossosantena

La vicenda Varroc rischia di diventare un caso emblematico delle difficoltà industriali che colpiscono il territorio torinese. Lo stabilimento di via dei Prati a Cambiano, storica realtà produttiva del settore automotive, si trova ora di fronte a una chiusura annunciata con modalità che hanno sorpreso lavoratori e istituzioni locali. Ottanta persone rischiano di perdere il lavoro, mentre il Comune e le forze politiche locali cercano di mobilitarsi per trovare soluzioni prima che la decisione diventi definitiva.

Varroc lascia Cambiano: fabbrica verso la chiusura

La notizia della cessazione dell’attività produttiva è arrivata in maniera del tutto inattesa, scoperta quasi casualmente attraverso un sito indiano prima ancora di una comunicazione ufficiale e strutturata. La Varroc, multinazionale specializzata nella componentistica automotive, ha annunciato la fine della produzione nello stabilimento piemontese, con l’intenzione di trasferire la lavorazione di fanali e sistemi di illuminazione per auto e moto in Romania. Una scelta che ha colto impreparati sia i dipendenti sia le amministrazioni locali, abituate a confronti più strutturati su decisioni di tale portata. Lo stabilimento di Cambiano ha radici profonde nel territorio, risalenti al 1969 quando venne fondato con il nome di Triom. Solo nel 2012 la struttura è passata sotto il controllo di Varroc, diventando parte di una rete produttiva internazionale. Oggi il sito conta circa 80 lavoratori, principalmente operai e tecnici specializzati nella produzione, mentre una decina di addetti alla ricerca e sviluppo dovrebbero mantenere temporaneamente la propria posizione, segno che l’azienda intende comunque preservare alcune competenze specifiche anche dopo lo stop alla produzione. Quello che rende la vicenda ancora più paradossale è il fatto che, proprio nei mesi scorsi, l’azienda avesse ampliato l’organico. A partire da febbraio erano state assunte sedici persone tramite agenzie interinali, un segnale che normalmente indica necessità produttive in espansione e non certo l’imminenza di una chiusura. Questo elemento ha alimentato dubbi e perplessità tra i lavoratori, che si interrogano sulle reali motivazioni dietro una scelta tanto repentina quanto drastica per le sorti occupazionali del territorio.

Ottanta lavoratori senza futuro, Comune in allerta

Il sindaco di Cambiano, Carlo Vergnano, ha definito l’annuncio «un fulmine a ciel sereno», sottolineando come nulla facesse presagire una decisione di questa portata. Il primo cittadino ha immediatamente attivato i primi contatti istituzionali, confrontandosi con il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano e la consigliera regionale Laura Pompeo, nel tentativo di costruire un fronte comune per affrontare la crisi. La preoccupazione principale riguarda le famiglie coinvolte: ci sono lavoratori che vivono soli e dipendono esclusivamente dal proprio stipendio, ma anche nuclei familiari in cui entrambi i genitori sono impiegati nello stabilimento, con il rischio che la chiusura azzeri contemporaneamente ogni fonte di reddito. Anche la minoranza consiliare ha preso posizione sulla vicenda, chiedendo all’amministrazione comunale di assumere un ruolo attivo di coordinamento istituzionale. Il capogruppo Alberto Benna ha espresso vicinanza alle famiglie coinvolte, sollecitando il coinvolgimento di una rete ampia di soggetti: Regione Piemonte, assessorati competenti, Unità di Crisi regionale, Città metropolitana di Torino, Agenzia Piemonte Lavoro, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre naturalmente alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti dei lavoratori. Tra le ipotesi da esplorare figura anche quella di una possibile reindustrializzazione del sito, qualora la produzione attuale dovesse effettivamente cessare. Parallelamente alla ricerca di alternative alla chiusura, resta centrale il tema degli ammortizzatori sociali. Sarà necessario chiarire con sindacati ed enti competenti quali strumenti di tutela possano essere attivati per garantire continuità di reddito ai lavoratori durante la fase di transizione. Il sindaco ha già incontrato i dipendenti, partecipando all’assemblea sindacale in cui sono stati illustrati i contenuti della comunicazione aziendale, e ha lanciato un appello alle imprese del territorio affinché possano emergere opportunità di ricollocazione per il personale coinvolto, mentre maggioranza e minoranza si impegnano a seguire insieme l’evolversi della vicenda.

La chiusura dello stabilimento Varroc rappresenta una ferita per l’economia locale e per decine di famiglie che vedono improvvisamente minacciata la propria stabilità economica. Il percorso che si apre ora sarà cruciale: dalla capacità delle istituzioni di fare pressione sull’azienda, dalla disponibilità di Varroc a discutere soluzioni alternative e dall’efficacia degli strumenti di tutela sociale dipenderà il destino di ottanta lavoratori e delle loro famiglie.  F.C.