Una notizia che arriva come un fulmine a ciel sereno e che getta nell’incertezza decine di famiglie piemontesi. Lo stabilimento Varroc di Cambiano, nel Torinese, ha annunciato la cessazione della produzione a partire dal prossimo gennaio, mettendo a rischio circa ottanta posti di lavoro. Una vicenda che ha spinto le istituzioni regionali a muoversi immediatamente, con una presenza fisica e simbolica davanti ai cancelli della fabbrica.
Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Davide Nicco, si è recato personalmente questa mattina davanti ai cancelli dello stabilimento Varroc di Cambiano, per portare la propria vicinanza e solidarietà ai lavoratori coinvolti nella difficile vicenda. Un gesto concreto, quello di presentarsi sul posto, che testimonia come le istituzioni vogliano essere presenti accanto a chi sta vivendo un momento di grande incertezza professionale ed esistenziale.
“Ottanta lavoratori non possono essere solo un numero. Dietro ogni posto di lavoro ci sono una persona, una famiglia, una storia e un futuro che oggi diventano improvvisamente più incerti”, ha dichiarato Nicco, sottolineando come dietro le fredde cifre dei bilanci aziendali si nascondano vite reali, progetti interrotti, mutui da pagare e figli da crescere. Una riflessione che va oltre la semplice presa d’atto della crisi industriale, per abbracciare la dimensione umana e sociale della vicenda.
“Quella arrivata è una notizia improvvisa e difficile da accettare – ha commentato ancora il presidente del Consiglio regionale –. La prima cosa che sento di dire è che oggi bisogna essere accanto a queste persone, ascoltarle e far sentire loro che le istituzioni non sono lontane”. Parole che vogliono essere non solo di circostanza, ma un impegno concreto a non abbandonare i lavoratori in un momento tanto delicato per le loro vite e per quelle delle loro famiglie. Quello che rende ancora più difficile da digerire questa vicenda, secondo quanto emerso, è che lo stabilimento non sembrava soffrire di una mancanza di lavoro o di commesse. “Quello che rende ancora più amara questa vicenda – ha sottolineato Nicco – è che, per quanto era dato sapere, nello stabilimento il lavoro non mancava, così come le commesse”. Una circostanza che rende la decisione aziendale ancora più incomprensibile agli occhi dei lavoratori e delle istituzioni locali.
Il presidente ha poi toccato un tema particolarmente delicato, quello della possibile delocalizzazione della produzione verso Paesi con costi inferiori. “Se la scelta fosse quella di spostare la produzione in altri Paesi semplicemente per inseguire costi del personale e della produzione più bassi, sarebbe ancora più difficile da comprendere e da accettare”, ha affermato con fermezza, ribadendo come il lavoro non possa essere ridotto a una semplice voce contabile. “Perché non si può pensare al lavoro soltanto come a una voce di bilancio: dietro ci sono persone e famiglie che hanno costruito la propria vita anche attorno a quel lavoro”.
Guardando al futuro, Nicco ha evidenziato la necessità di un’azione congiunta e determinata da parte di tutti i soggetti coinvolti. “Sono certo che la Regione non lascerà nulla intentato e proverà tutte le strade possibili per cercare di salvaguardare l’occupazione”, ha concluso il presidente, invitando istituzioni, lavoratori, sindacati e tutte le parti in causa a fare squadra per trovare una soluzione condivisa. “In situazioni come questa serve il massimo impegno e serve fare squadra”, ha ribadito, spiegando che la sua presenza davanti ai cancelli voleva essere innanzitutto un messaggio di vicinanza sincera verso ogni singolo lavoratore coinvolto nella vertenza.








