Un’operazione della squadra mobile di Torino ha portato, nella mattinata di venerdì 2 ottobre 2026, all’esecuzione di cinque provvedimenti cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati, ritenuti responsabili di una lunga serie di furti in abitazione commessi ai danni di persone anziane. L’inchiesta, scattata un anno fa dopo un arresto in flagranza, ha permesso di ricostruire l’intera organizzazione criminale, le sue modalità operative e il giro di affari illeciti che ne era derivato.
Il meccanismo utilizzato dalla banda era tanto semplice quanto efficace: alcuni membri del gruppo si presentavano alla porta delle vittime spacciandosi per tecnici dell’azienda del gas, inventando controlli urgenti o verifiche di sicurezza da effettuare negli appartamenti. Un pretesto credibile, capace di abbattere le difese di persone anziane, spesso sole in casa, inducendole ad aprire la porta senza troppi sospetti. Una volta entrati, i finti tecnici distraevano gli anziani con scuse legate ai presunti controlli, mentre altri complici si muovevano liberamente nelle stanze alla ricerca di contanti e oggetti di valore. Il bottino era costituito principalmente da denaro contante e gioielli, beni facilmente occultabili e rivendibili, scelti non a caso per garantire un profitto rapido e difficilmente tracciabile.
Le indagini della squadra mobile hanno permesso di ricostruire con precisione la dinamica di dodici episodi predatori, individuando i responsabili materiali dei colpi e chi, all’interno dell’organizzazione, si occupava della logistica. Un aspetto significativo emerso dalle indagini riguarda l’uso di auto con targhe clonate, nascoste in basi logistiche individuate dagli inquirenti, utilizzate proprio per rendere più difficile l’identificazione dei veicoli impiegati durante i furti.
Il provvedimento eseguito oggi prevede la custodia cautelare in carcere per tre persone, considerate responsabili di dodici episodi delittuosi, tutti commessi nella provincia di Torino, mentre per altri due indagati sono state disposte misure meno restrittive: l’obbligo di dimora nel comune di residenza e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, relativamente a due degli stessi episodi contestati al gruppo. Le differenti misure cautelari rispecchiano il diverso grado di coinvolgimento nelle attività criminali accertato dagli inquirenti.
Un elemento chiave dell’indagine risale a un anno fa, quando la squadra mobile aveva arrestato in flagranza proprio i tre soggetti oggi destinatari della custodia in carcere, sorpresi durante un furto ai danni di un anziano a Pino Torinese. Da quel singolo episodio sono partiti approfondimenti investigativi più ampi, che hanno permesso di ricostruire l’intera rete criminale, i suoi componenti e il modus operandi utilizzato sistematicamente contro le vittime designate.
Gli accertamenti hanno inoltre fatto luce sulla destinazione dei proventi illeciti: parte del denaro veniva reinvestito nell’acquisto di materiale utile a proseguire le attività criminali, mentre un’altra quota veniva impiegata per acquisire beni mobili e immobili, in un tentativo di ripulire e consolidare i guadagni derivanti dai furti. Proprio su questo fronte patrimoniale si era già mossa, mesi prima, la divisione anticrimine della questura.
Lo scorso 15 maggio 2026, infatti, su richiesta del questore Massimo Gambino, la sezione misure di prevenzione aveva disposto un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni riconducibili al gruppo, per un valore complessivo stimato intorno a un milione di euro. Il provvedimento aveva colpito quattro unità immobiliari, quattro automobili, tre motocicli, circa 100mila euro in contanti, oltre a quattro orologi di pregio e diversi monili in oro, un patrimonio costruito proprio grazie ai reiterati furti ai danni degli anziani.








