Il cimitero di Santena è tornato a fare i conti con un fenomeno che sembrava — almeno in parte — archiviato. Nella notte tra il 21 e il 22 aprile, ignoti si sono introdotti tra le sepolture del camposanto, agendo indisturbati e colpendo con precisione chirurgica le tombe di famiglia più ricche di elementi metallici. Portoni in rame e ottone, vasi bronzati, decorazioni in metallo: tutto ciò che poteva essere asportato rapidamente e rivenduto è stato portato via. A terra sono rimasti i segni inequivocabili del passaggio dei ladri: vetri infranti, strutture forzate, frammenti sparsi tra i fiori lasciati accanto alle lapidi danneggiate.
Il bilancio, anche questa volta, è tutt’altro che trascurabile. Almeno sei sepolture sono state violate nel corso del raid notturno, in quella che si configura come un’azione organizzata e non certo improvvisata. Il tipo di materiale preso di mira — rame, ottone, bronzo — rimanda direttamente al mercato illegale dei metalli, dove questi materiali raggiungono quotazioni sempre più elevate e trovano acquirenti disposti a non fare troppe domande sulla provenienza. Non è un furto qualunque, dunque: è un gesto che rivela una logistica precisa e una conoscenza del territorio.
Quello che rende questo episodio ancora più doloroso per la comunità locale è il confronto inevitabile con quanto accaduto nel 2023, quando dal medesimo cimitero vennero trafugati centinaia di vasi in rame. La storia si ripete, quasi con lo stesso copione, e questo senso di déjà vu pesa forse più del danno materiale in sé. Perché colpire un cimitero non significa soltanto rubare degli oggetti: significa violare uno spazio di memoria, di raccoglimento, di rispetto verso i defunti e verso chi li piange. Un gesto che ferisce in modo profondo e che lascia un segno difficile da cancellare.
Le forze dell’ordine si sono messe al lavoro immediatamente dopo la scoperta del furto. Carabinieri e polizia locale stanno conducendo gli accertamenti necessari per ricostruire l’accaduto nei minimi dettagli, partendo dall’analisi delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nell’area. L’obiettivo è chiaro: dare un volto ai responsabili e risalire, se possibile, alla filiera che porta dalla sottrazione dei metalli alla loro rivendita sul mercato illegale. Un lavoro lungo e complesso, ma non privo di appigli investigativi.
Sul fronte istituzionale, la reazione è stata immediata e marcata da una forte preoccupazione. L’amministrazione comunale ha espresso il proprio sdegno per quanto accaduto, sottolineando come si tratti di un fatto grave non soltanto per l’entità economica dei danni, ma per il peso simbolico e umano che un episodio simile porta con sé. Il cimitero è uno spazio delicato, intimo, profondamente connesso al senso di comunità e al rispetto dei defunti: vederlo violato due volte nel giro di pochi anni è qualcosa che lascia un segno indelebile nell’animo collettivo di una città.
Il Comune ha già avviato le verifiche necessarie e si è attivato per il ripristino del decoro nelle aree colpite. Parallelamente, è in corso una valutazione su eventuali misure aggiuntive di controllo e prevenzione: non è escluso un potenziamento dei sistemi di videosorveglianza né l’introduzione di altri strumenti dissuasivi, nella speranza di evitare che un terzo raid possa aggiungersi alla lista. Perché il fenomeno dei furti di metalli nei cimiteri non accenna a scomparire, e Santena ne sa ormai qualcosa di più di quanto vorrebbe.



