Se n’è andato all’età di novant’anni Pino Di Salvo, una delle firme più autorevoli e riconoscibili del giornalismo televisivo italiano. Per decenni volto e voce degli inviati Rai nei momenti storici più significativi del panorama internazionale, Di Salvo ha rappresentato per generazioni di telespettatori un punto di riferimento nell’informazione seria e approfondita. La sua scomparsa lascia un vuoto importante nel mondo del giornalismo, settore che ha attraversato con passione e rigore professionale per tutta la sua lunga carriera.
Nato a Chieri, in provincia di Torino, Pino Di Salvo aveva intrapreso il percorso giornalistico dopo la laurea, iniziando il proprio praticantato presso La Stampa, una delle testate più prestigiose del panorama nazionale. Fu proprio in quella redazione che il giovane cronista apprese i fondamenti del mestiere, affinando quello stile diretto e rigoroso che avrebbe caratterizzato tutta la sua produzione giornalistica futura. Gli anni torinesi rappresentarono per lui una vera e propria scuola di vita professionale.
Successivamente, Di Salvo proseguì il proprio cammino lavorativo passando ad Avvenire, quotidiano dove ebbe modo di consolidare ulteriormente le proprie competenze e di ampliare i propri orizzonti professionali. Questa esperienza gli permise di sviluppare quella sensibilità nell’analisi degli avvenimenti internazionali che sarebbe diventata poi il tratto distintivo della sua carriera televisiva. Il passaggio dalla carta stampata alla televisione, che sarebbe avvenuto negli anni successivi, trovò dunque solide fondamenta in questa formazione giornalistica classica e approfondita.
La notizia della sua morte ha suscitato commozione tra colleghi ed ex studenti, che ricordano non solo il professionista rigoroso ma anche l’uomo capace di trasmettere valori e competenze con generosità. Di Salvo lascia la moglie, tre figli e quattro nipoti, ai quali va il cordoglio di quanti lo hanno conosciuto e apprezzato nel corso della sua lunga esistenza dedicata all’informazione.
Il grande salto nella carriera di Pino Di Salvo avvenne con l’ingresso in Rai, dove divenne inviato speciale, in particolare per il Tg2, testata per la quale seguì i grandi eventi internazionali che hanno segnato la storia contemporanea. Non si limitò tuttavia a questa collaborazione: i suoi contributi giornalistici arrivarono anche al Tg3 e ai giornali radio, testimoniando una versatilità professionale non comune nel panorama televisivo dell’epoca. La sua capacità di raccontare l’attualità internazionale con competenza e chiarezza lo rese un punto di riferimento per il pubblico Rai.
Particolarmente significativa fu la sua lunga esperienza in Oriente, dove lavorò a lungo, soprattutto a Tokyo, città che divenne per anni la sua base operativa per raccontare le trasformazioni di un continente in pieno fermento economico e sociale. Da quella postazione privilegiata, Di Salvo riuscì a offrire al pubblico italiano una prospettiva approfondita su realtà spesso poco conosciute, contribuendo a costruire un ponte informativo tra l’Italia e l’Asia in anni cruciali per gli equilibri geopolitici mondiali.
Oltre all’attività di inviato, Pino Di Salvo si dedicò anche alla formazione delle nuove generazioni di giornalisti, ricoprendo il ruolo di docente di giornalismo televisivo all’Università Lumsa. In questo ambito accademico trasmise agli studenti la propria esperienza sul campo, arricchendo la didattica con esempi concreti tratti dalla sua carriera. Fu inoltre autore del saggio “Il giornalismo televisivo”, pubblicato da Carocci, opera che raccoglie la sua visione critica e approfondita su un mestiere che aveva vissuto con dedizione assoluta per tutta la vita professionale.







