C’è un filo che lega la provincia di Torino al Friuli, ed è un filo fatto di musica, memoria e solidarietà istituzionale. Nei giorni scorsi il Coro Heandel di Trofarello ha attraversato l’Italia per raggiungere Buja, cittadina friulana che porta ancora nel proprio DNA collettivo i segni di una delle pagine più drammatiche della storia repubblicana: il terremoto del 1976. Ad accompagnare la formazione corale, in rappresentanza ufficiale dell’Amministrazione comunale, è stato il vicesindaco Giorgio Miletto, protagonista di un gesto che ha saputo intrecciare il rigore delle relazioni istituzionali con una vicinanza umana autentica e sentita.
Il viaggio verso Buja non è stato un semplice impegno di rappresentanza, ma un vero atto di condivisione con una comunità che porta cicatrici profonde. Il vicesindaco ha incontrato il sindaco della città friulana, Silvia Maria Pezzetta, portando con sé il saluto caloroso di tutta la cittadinanza trofarellese. Un incontro che ha assunto immediatamente un tono di rispetto reciproco, superando la formalità istituzionale per farsi momento di autentico dialogo tra territori lontani ma uniti da un legame che il tempo non ha affievolito.
L’occasione coincideva con una data di straordinaria rilevanza simbolica: il cinquantesimo anniversario del sisma che il 6 maggio 1976 sconvolse il Friuli, colpendo Buja proprio nel cuore del cratere sismico. Le devastazioni furono gravissime e il tributo di vittime pagato dalla comunità friulana rimane una ferita che, seppur cicatrizzata dal tempo, continua a richiedere memoria e rispetto. A mezzo secolo di distanza, il momento di raccoglimento condiviso a Buja ha voluto onorare non solo il dolore di quei giorni, ma anche la straordinaria capacità di rinascita che il territorio friulano seppe dimostrare.
Quella ricostruzione, portata avanti con tenacia esemplare, è diventata negli anni un modello di riferimento nazionale per coesione civile e capacità organizzativa. Il vicesindaco Miletto ha voluto sottolineare proprio questo aspetto, ricordando come la storia di Buja non sia soltanto racconto di distruzione, ma soprattutto narrazione di rinascita collettiva, un esempio che continua a parlare alle nuove generazioni e che merita di essere celebrato con gesti concreti di vicinanza, come quello compiuto dalla delegazione trofarellese.
Accanto al valore storico e commemorativo dell’incontro, la trasferta ha avuto anche un significato profondamente artistico, legato al percorso del Coro Heandel e alla figura che ne ha segnato la nascita: il maestro Luciano Turato. Fondatore dell’ensemble, Turato ha rappresentato per decenni l’anima musicale della formazione, costruendo un’identità corale riconosciuta e apprezzata ben oltre i confini di Trofarello. La sua eredità artistica continua a vivere attraverso le note che il coro porta in ogni esibizione.
Quell’eredità è oggi raccolta e custodita dall’attuale direttore, Gabriele Manassi, che ne rinnova con rigore e passione l’identità musicale senza tradirne lo spirito originario. Sotto la sua guida, il Coro Heandel ha saputo mantenere viva la tradizione fondata da Turato, offrendo a Buja un’esibizione vocale capace di emozionare e di creare un ponte ideale tra due territori uniti, in quel momento, da un unico sentimento di memoria condivisa.
Il vicesindaco Giorgio Miletto ha voluto rimarcare il duplice significato della missione istituzionale con parole chiare: «Essere qui al fianco del Coro Heandel è stato un dovere e un onore per la nostra Amministrazione. Da un lato abbiamo voluto sostenere un’eccellenza culturale che dà lustro alla nostra comunità; dall’altro, era doveroso stringersi alla comunità guidata dal sindaco Silvia Maria Pezzetta nel ricordo di una pagina di storia così toccante e significativa per l’intero Paese». Parole che racchiudono il senso profondo di una giornata capace di unire arte, storia e umanità.








