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Il Teatro Regio di Torino: l’opera di Carlo Mollino

Il Teatro Regio di Torino rappresenta uno dei capolavori assoluti dell’architettura italiana del Novecento. Progettato da Carlo Mollino in un momento storico delicato, questo edificio straordinario ha saputo coniugare tradizione e modernità in un dialogo audace e sofisticato con il contesto monumentale di piazza Castello. Ancora oggi, a distanza di decenni dalla sua inaugurazione, il teatro continua a sorprendere e affascinare chiunque abbia la fortuna di varcare la sua soglia, rivelando ad ogni sguardo nuovi dettagli e nuove profondità di significato.

Tutto ebbe inizio con una tragedia: nel 1936 un devastante incendio distrusse il Teatro Regio originale, quel capolavoro settecentesco che Benedetto Alfieri aveva realizzato in piazza Castello. La perdita fu enorme, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche culturale e identitario per l’intera città di Torino. Nello stesso anno venne bandito un concorso per la ricostruzione del teatro, che fu vinto dagli architetti Aldo Morbelli e Robaldo Morozzo della Rocca. Tuttavia, il progetto non trovò immediata realizzazione, e con l’entrata dell’Italia in guerra nel 1940 ogni piano fu inevitabilmente accantonato.

Solo nel 1955 Morbelli e Morozzo della Rocca tornarono alla carica con una proposta rinnovata, orientando la sala principale parallelamente a via Verdi e prevedendo un edificio in aderenza al fronte su piazza Castello. Ma il destino sembrava voler riservare al teatro una storia ancora più tortuosa. La scomparsa di Morbelli e le continue variazioni nel programma finanziario dell’opera, che imponevano una sensibile riduzione del numero dei posti, resero necessario un cambio di rotta definitivo. Fu così che nel 1965 l’amministrazione decise di affidare l’incarico a una nuova coppia di professionisti: l’architetto Carlo Mollino e l’ingegner Marcello Zavelani Rossi.

Mollino affrontò il progetto con la sua consueta originalità visionaria, elaborandolo insieme a Zavelani Rossi con la preziosa collaborazione di Carlo Graffi e Adolfo Zavelani Rossi. I lavori presero avvio nel 1967 e si protrassero fino al 1973, anno della morte dello stesso Mollino, che non vide mai completata quella che sarebbe diventata la sua opera più celebre. Tenendo conto delle parti già eseguite, l’architetto torinese realizzò un volume che si distacca volutamente dalla manica settecentesca preesistente, collegandolo ad essa tramite due eleganti collegamenti sopraelevati. Le pareti laterali del teatro furono plasmate con forme flessuose, caratterizzate da un raffinato disegno stellare in laterizio che richiama consapevolmente le geometrie decorative di Palazzo Carignano, stabilendo così un dialogo silenzioso ma eloquente con la storia della città.

Il cuore pulsante del Teatro Regio è senza dubbio la sala principale, capace di accogliere complessivamente 1.582 spettatori. La maggior parte dei posti, ben 1.392 poltrone, è disposta nella platea digradante, mentre una corona di 31 palchi completa l’offerta della sala, conferendole quell’atmosfera intima e solenne al tempo stesso che caratterizza i grandi teatri d’opera europei. Vale la pena ricordare che nel 1994 il teatro subì una serie di interventi significativi: i lavori coordinati da Roberto Gabetti e Aimaro Isola per migliorare l’acustica comportarono la radicale trasformazione del boccascena e la sostituzione dei rivestimenti, mentre lo spazio antistante l’ingresso principale fu chiuso da una cancellata disegnata dall’artista Umberto Mastroianni.

Ma è forse il foyer il vero gioiello dell’invenzione molliniana. Distribuito su quattro livelli per una superficie totale di circa 3.700 metri quadrati, questo spazio straordinario è un vero e proprio sistema aereo di scale e passerelle, una promenade architettonica che trasforma il semplice atto di raggiungere la propria poltrona in un’esperienza estetica memorabile. Al piano terreno si trova il guardaroba, mentre al secondo piano, oltre ai bar, si aprono due ambienti di grande pregio destinati a mostre, conferenze e ricevimenti. Il Foyer del Toro, con i suoi 750 metri quadrati dominati da un grande mosaico in marmo con al centro il simbolo della Città e del Teatro, può ospitare fino a 300 persone sedute. Accanto ad esso, la Sala del Caminetto custodisce un piccolo caminetto in marmo che nell’antico teatro settecentesco riscaldava il palco reale, uno di quei dettagli capaci di far sentire il peso dolce della storia.

Scendendo invece a 6,15 metri sotto l’ampia Galleria Tamagno, che si apre dietro la facciata alfieriana del teatro originale, si scopre il Piccolo Regio, uno spazio di grande fascino con 380 posti a sedere e 120 metri quadrati di palcoscenico attrezzato. Nel 1996, in occasione del centenario della prima rappresentazione della Bohème, la sala fu intitolata a Giacomo Puccini, un omaggio più che meritato per un luogo che ha ospitato innumerevoli spettacoli di teatro musicale da camera, concerti classici e jazz, proiezioni e convegni. Le pareti sono abbellite dai vivaci dipinti di Lele Luzzati, che infondono all’ambiente un carattere festoso e creativo. Alle spalle della sala si trova la Sala Pavone, adibita a conferenze e proiezioni, mentre il foyer del Piccolo Regio si sviluppa su un unico livello di 380 metri quadrati, con guardaroba, bar e banco informazioni a disposizione del pubblico.

Il Teatro Regio di Torino rappresenta, in definitiva, molto più di un semplice contenitore per spettacoli lirici. È un manifesto architettonico, una dichiarazione d’intenti di un artista totale come Carlo Mollino, capace di confrontarsi con la storia senza esserne schiacciato. La sua capacità di inventare forme nuove pur rispettando il dialogo con la preesistenza monumentale rimane una lezione di straordinaria attualità per chiunque si occupi di architettura e di restauro urbano. Visitare il Teatro Regio significa immergersi in un’esperienza che va ben oltre la musica: è un viaggio nel cuore dell’identità torinese e nell’immaginario di uno dei più grandi architetti italiani del Novecento.