La provincia di Torino si trova alle prese con un episodio di föhn eccezionale, iniziato nel tardo pomeriggio di mercoledì 25 marzo 2026 e destinato a protrarsi almeno fino alla serata di giovedì 26. Le raffiche di vento hanno raggiunto intensità raramente registrate a queste quote, lasciando il segno su tutto il territorio provinciale tra danni, incendi e disagi diffusi. Un evento che i meteorologi stanno monitorando con grande attenzione, invitando la popolazione alla massima prudenza.
Föhn record sul Torinese: 172 km/h alla Sacra
Il föhn che ha investito la provincia di Torino nella serata di mercoledì 25 marzo ha fatto registrare valori di intensità davvero straordinari, soprattutto in concomitanza con il passaggio del fronte freddo. Secondo il rapporto del meteorologo Andrea Vuolo, le raffiche più violente si sono concentrate nelle ore serali, quando il vento ha soffiato con una forza impressionante su gran parte del territorio subalpino e pedemontano. Il picco assoluto è stato registrato alla Sacra di San Michele, sulle alture di Sant’Ambrogio di Torino, dove le raffiche hanno toccato i 172 chilometri orari: un dato che lascia poco spazio all’immaginazione sulla violenza dell’evento.
Non si è trattato, però, di un fenomeno localizzato. Sempre al di sotto dei 2.000 metri di quota, sono stati registrati valori importanti in numerose località della provincia: 116 km/h a Perosa Argentina, 111 a Viù, 104 a Villar Pellice, 102 a Perosa Argentina e 92 a Cafasse, a Bussoleno nella zona del Rio Reforno e a Susa. Anche la collina di Torino non è stata risparmiata: alla Basilica di Superga le raffiche hanno raggiunto gli 88 km/h, mentre a Santa Brigida di Pinerolo si è toccata la stessa soglia. Più contenuti, ma comunque significativi, i valori registrati in pianura: 81 km/h a Caselle Torinese nella zona dell’aeroporto Pertini, 76 a Nole e a San Maurizio Canavese, 84 a Villanova Canavese e Fiano.
Cifre che raccontano un evento meteorologico di rara intensità, capace di interessare trasversalmente sia le zone alpine che quelle di pianura. Torre Pellice e Angrogna hanno fatto segnare 85 km/h, a conferma di come l’intera fascia pedemontana del Torinese sia stata investita con forza dalla ventilazione da nord. Un episodio che si inserisce in un contesto climatico sempre più caratterizzato da eventi estremi, e che richiama l’attenzione sull’importanza di una corretta prevenzione e di sistemi di allerta tempestiva sul territorio.
Il vento continua: allerta fino a giovedì sera
L’evento non è ancora concluso. Come spiegato chiaramente dal meteorologo Andrea Vuolo, il föhn continuerà a soffiare su tutta la regione almeno fino alla serata di giovedì 26 marzo, con raffiche forti o molto forti attese sia sulle pianure che sulle colline, e con intensità tempestose sulle aree alpine e pedemontane che si estendono dal Torinese fino al Verbano-Cusio-Ossola. Il vento ruoterà da nord-nordovest, interessando anche le pianure più orientali, lontane dai contrafforti alpini, in un quadro di circolazione atmosferica che non lascia scampo a gran parte del Piemonte. Il momento di maggiore intensità è atteso tra la mattina e il primo pomeriggio di giovedì.
Per le prossime 24 ore, le previsioni indicano raffiche che potranno raggiungere 60-80 km/h in pianura, con punte che si avvicineranno ai 100-110 km/h sulle aree pedemontane e agli sbocchi vallivi. Sulle alte valli alpine, invece, il vento potrà spingersi fino a 120-150 km/h, con valori localmente anche superiori. Solo dalla serata di giovedì il föhn comincerà a retrocedere gradualmente verso le Alpi, esaurendosi progressivamente sull’Alessandrino, sul basso Vercellese, sul Cuneese e sull’Astigiano, per poi indebolirsi anche sul basso Torinese, il basso Biellese e il Novarese entro la notte. Sulle zone alpine e pedemontane dal Torinese all’Ossola, tuttavia, il vento potrebbe persistere a intermittenza fino a venerdì mattina, seppur in graduale attenuazione.
Nel frattempo, le conseguenze del vento si stanno già facendo sentire in modo pesante sul territorio provinciale. Oltre ai danni materiali diffusi — alberi abbattuti, tegole divelte, interruzioni alla viabilità — l’elemento più preoccupante resta il rischio incendi. Le fiamme hanno già devastato buona parte della riserva naturale delle Vaude, e un altro rogo si è sviluppato ad Andrate, sulla Serra di Ivrea, alimentato proprio dalle raffiche impetuose. Le autorità locali e i vigili del fuoco sono al lavoro senza sosta, mentre la Protezione Civile invita tutti i cittadini a limitare gli spostamenti non necessari e a prestare la massima attenzione, soprattutto nelle zone più esposte alla ventilazione.



