La scritta è comparsa di notte, sul muretto del cantiere abbandonato che si affaccia alla rotonda di via Polesine a Chieri, qualcuno ha impugnato una bomboletta spray rossa e ha tracciato con mano decisa le parole: “Odiare il fascismo è un atto d’amore”. Un messaggio che campeggia ora in rosso vivo su quella superficie consunta, visibile a chiunque transiti nei pressi del centro commerciale il Gialdo, impossibile da ignorare per automobilisti e passanti.
Non si tratta di un episodio isolato. Quella scritta è la risposta diretta alla cancellazione di un’altra frase che aveva fatto discutere la città qualche settimana prima: “Nervi tesi fasci appesi”, anche quella realizzata con la bomboletta sullo stesso muro.
Il contesto in cui si inseriscono queste scritte non è casuale. Negli ultimi mesi, la città ha visto crescere una campagna contro il partito Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. I banchetti del partito sono stati contestati in almeno due occasioni distinte, entrambe al mercato di piazza Dante, da gruppi di giovani che si definiscono apertamente antifascisti. Le scritte sul muro del cantiere sembrano essere un’altra espressione di questo stesso clima, un tassello che si aggiunge a un mosaico di protesta sempre più visibile.
La dinamica è quasi rituale: scrivi, cancellano, riscrivi. Un ciclo che si ripete e che, in questo caso, ha assunto i contorni di una vera e propria sfida politica. Walter Canta, esponente locale di Futuro Nazionale, non ha nascosto il proprio dissenso di fronte all’ennesima scritta comparsa sul muro. «Appena è stata cancellata, ne hanno scritta un’altra: insistono nel voler continuare a provocare su qualcosa che non esiste più», ha dichiarato con tono deciso, sottolineando come a suo avviso il fascismo sia una realtà del passato e non un pericolo concreto nel presente.
Canta ha poi allargato la sua critica oltre la sfera strettamente politica. «Più che una sfida ai partiti, è una sfida alla Legge e al Comune», ha spiegato. «Il messaggio che danno è: “Noi facciamo quello che vogliamo”». Una lettura che sposta il dibattito dal piano ideologico a quello dell’ordine pubblico e del rispetto delle regole. Secondo questa prospettiva, il problema non sarebbe tanto il contenuto delle scritte quanto il gesto in sé, considerato un atto di prepotenza nei confronti della comunità.




