Mentre si chiude il semestre di blocchi emergenziali del traffico a Torino, arriva puntuale come un campanello d’allarme il nuovo Rapporto sulla qualità dell’aria 2025 pubblicato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). I dati, raccolti dalle centraline di monitoraggio distribuite su tutto il territorio nazionale, dipingono un quadro a due velocità: da un lato un’Italia che migliora, dall’altro una Torino che continua a faticare, restando tristemente ancorata in cima alle classifiche negative sull’inquinamento atmosferico. Una situazione che non può più essere liquidata come una semplice fatalità geografica o climatica.
Il Rapporto sulla qualità dell’aria 2025, elaborato dall’Snpa sotto il coordinamento dell’Ispra e basato sui dati raccolti dalle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome, racconta storie molto diverse a seconda di dove ci si trovi in Italia. Per molte province del Paese, i numeri relativi alla concentrazione di particolato fine — il cosiddetto Pm10, ovvero le polveri con diametro massimo di 10 microgrammi — mostrano segnali incoraggianti, sia nei valori medi annui che nel numero di giorni in cui vengono superati i limiti di legge. Torino, però, sembra vivere in un universo parallelo, dove queste buone notizie semplicemente non arrivano.
Il capoluogo piemontese registra infatti un peggioramento rispetto all’anno precedente, e i dati parlano chiaro. La stazione di monitoraggio di Torino Lingotto ha rilevato nel 2025 una media di 28 microgrammi di Pm10 per metro cubo d’aria, un valore in netto aumento rispetto ai 22 microgrammi del 2024, e persino superiore ai 27 del 2023. Non si tratta di una semplice oscillazione stagionale, ma di una tendenza che si consolida anno dopo anno, rendendo sempre più difficile sostenere che si tratti di episodi isolati o di circostanze eccezionali.
A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’aumento del numero di giorni in cui è stato superato il limite giornaliero di Pm10, fissato a 50 microgrammi. Nel 2025 si sono contati ben 38 giorni di sforamento, contro i 37 del 2024 e i 35 del 2023. Numeri che, presi singolarmente, potrebbero sembrare variazioni minime, ma che letti in sequenza disegnano una curva inequivocabile: Torino non sta migliorando, sta peggiorando. E lo fa mentre il resto del Paese imbocca, seppur lentamente, la strada giusta.
Ciò che rende la situazione torinese ancora più difficile da digerire è il confronto con il resto del Piemonte. Mentre l’area metropolitana del capoluogo arranca, nelle altre province regionali i miglioramenti sono stati tutt’altro che trascurabili. Arpa Piemonte sottolinea con una certa amarezza che le stazioni in cui permangono criticità significative sono oggi quattro, rispetto alle otto del 2024 — un dimezzamento che sarebbe una buona notizia, se non fosse che tutte e quattro le stazioni problematiche restanti si trovano nell’agglomerato torinese. Settimo Torinese guida questa poco invidiabile classifica regionale con 48 giorni oltre i limiti, seguita da Torino Rebaudengo con 39, e da Torino Lingotto e Vinovo, entrambe ferme a 38.
A rendere ancora meno comprensibile il trend negativo di Torino è un elemento meteorologico di non poco conto. Arpa Piemonte ricorda esplicitamente che il 2025 è stato caratterizzato, su scala regionale, da condizioni atmosferiche tendenzialmente favorevoli alla dispersione degli inquinanti: piogge più frequenti e venti più sostenuti hanno contribuito, nella maggior parte del territorio piemontese, a pulire l’aria in modo significativo. Eppure, anche questo “aiuto naturale” non è bastato a Torino, dove le concentrazioni di polveri sono comunque aumentate. Un dato che dovrebbe far riflettere, e che suggerisce come le cause del problema siano strutturali, radicate nel tessuto urbano e nelle abitudini di mobilità della città.
A preoccupare non è soltanto il Pm10, ma anche — e forse soprattutto — il Pm2,5, ovvero le polveri ultrasottili considerate le più pericolose per la salute umana, capaci di penetrare in profondità nelle vie respiratorie e nel sistema cardiovascolare. A Torino, la concentrazione media annua di Pm2,5 ha raggiunto i 20 microgrammi per metro cubo, contro i 16 del 2024: un balzo significativo, che colloca il valore a livello doppio rispetto ai nuovi limiti fissati dall’Unione Europea, e addirittura quattro volte superiore alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il risultato è che Torino si piazza come quarta città più inquinata d’Italia, dietro soltanto a Monza, Cremona e Rovigo. «Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori», ha dichiarato Alessandra Gallone, presidente dell’Ispra. «I risultati che emergono ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente».



