La classifica «World’s Best Hospitals 2026» di Newsweek e Statista premia ancora una volta il Piemonte, con una crescita complessiva di 45 posizioni per gli ospedali della regione. Un risultato che parla di professionalità consolidate e cure di qualità, ma che al tempo stesso mette in luce la necessità di investire su strutture spesso centenarie. Ecco cosa ci dicono i numeri e quali sono i piani per il futuro della sanità piemontese.
La graduatoria annuale stilata da Newsweek insieme alla società di analisi dati Statista si basa sulle opinioni di medici, addetti ai lavori e professionisti del settore sanitario a livello globale. È un termometro importante, perché non misura solo i numeri freddi dell’attività ospedaliera, ma anche la percezione di chi in quegli ospedali lavora o ci si interfaccia quotidianamente. E quest’anno il Piemonte può guardare ai risultati con un certo ottimismo: tra il 2025 e il 2026, gli ospedali della regione hanno scalato complessivamente 45 posizioni nella classifica nazionale.
A guidare la pattuglia piemontese restano le Molinette della Città della Salute, stabili al 13° posto in Italia, una conferma che testimonia l’eccellenza riconosciuta del polo torinese. Ma la vera notizia sta nei progressi delle altre strutture. Il Mauriziano sale dal 19° al 16° posto, guadagnando tre posizioni. L’ospedale di Alessandria ne conquista cinque, piazzandosi all’86° gradino. Il Santa Croce e Carle di Cuneo recupera ben nove posizioni arrivando all’88° posto, mentre il Gradenigo ne guadagna dieci attestandosi al 101°. Spicca soprattutto il balzo del San Luigi Gonzaga di Orbassano, che sale di 14 posizioni fino al 105° posto. Anche il Cottolengo migliora, scalando quattro gradini e piazzandosi al 114° posto tra i migliori 120 ospedali italiani.
Non mancano, va detto, le note meno positive. Il Giovanni Bosco di Torino, il Cardinal Massaia di Asti e il Sant’Andrea di Vercelli perdono qualche posizione rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nel complesso, il quadro che emerge – pur tra movimenti e differenze tra le singole strutture – indica una presenza piemontese che nel suo insieme mostra segnali concreti di recupero. È un trend incoraggiante, soprattutto se si considera che molti di questi ospedali hanno raggiunto o superato il secolo di vita, un fattore che inevitabilmente pesa nelle valutazioni degli esperti del settore.
I numeri della classifica raccontano una storia a due facce, e la politica regionale ne è ben consapevole. «Queste classifiche raccontano una sanità che continua a contare su professionalità riconosciute e su ospedali che ogni giorno garantiscono cure di qualità», hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. «Allo stesso tempo indicano quanto sia necessario investire sulle strutture. Il piano da quasi cinque miliardi che abbiamo avviato va esattamente in questa direzione: nuovi ospedali, tecnologie e servizi più vicini ai cittadini». L’obiettivo dichiarato è ambizioso ma chiaro: lasciare ai piemontesi una sanità più moderna.Il nodo, d’altra parte, è strutturale nel senso più letterale del termine. La vetustà di molti edifici ospedalieri – alcuni risalenti a oltre cento anni fa – rappresenta un limite oggettivo che pesa nelle valutazioni degli addetti ai lavori. Non si tratta solo di estetica o comfort, ma di funzionalità, efficienza energetica, adeguatezza tecnologica e capacità di rispondere agli standard della medicina contemporanea. È un divario che il Piemonte punta a colmare con il più grande piano di edilizia sanitaria della sua storia recente: quasi cinque miliardi di euro destinati a ridisegnare la rete ospedaliera regionale.
I numeri del piano parlano da soli: 11 nuovi ospedali, oltre 30 ospedali di comunità e 91 case di comunità, con l’obiettivo di completare la trasformazione entro la fine del decennio. Il progetto più simbolico e atteso è quello del Parco della Salute di Torino, destinato a diventare il cuore della nuova sanità piemontese e a ridisegnare la geografia ospedaliera della regione per i prossimi decenni. Se il piano andrà a regime come previsto, le prossime edizioni della classifica Newsweek potrebbero restituire un’immagine ancora diversa – e migliore – degli ospedali piemontesi.
La crescita nella classifica mondiale è un segnale positivo che premia il lavoro quotidiano di medici e operatori sanitari piemontesi. Ma è anche un promemoria: la qualità delle cure ha bisogno di strutture all’altezza. Con un piano di investimenti senza precedenti e progetti come il Parco della Salute all’orizzonte, il Piemonte ha tracciato la rotta. Ora si tratta di percorrerla fino in fondo, trasformando i cantieri in ospedali e le promesse in realtà concreta per i cittadini.



