Lo stabilimento Teksid di Carmagnola è al centro di una accesa polemica sindacale. Il Consiglio delle RSA ha diffuso un comunicato dal titolo inequivocabile, “L’ora del cambiamento”, con cui i rappresentanti dei lavoratori lanciano un attacco diretto alla dirigenza aziendale, chiedendo un cambio ai vertici prima che la situazione diventi irreversibile. Un documento che fotografa un clima interno sempre più teso e una fiducia nei confronti del management ormai ai minimi storici.
Il comunicato delle RSA dello stabilimento Teksid di Carmagnola non lascia spazio a interpretazioni. I rappresentanti sindacali, dopo aver raccolto il malcontento emerso durante le assemblee con i dipendenti, hanno deciso di rendere pubblica una situazione che, a loro dire, non è più sostenibile. «Le maestranze non tollerano più questa classe dirigenziale», scrivono senza mezzi termini, aggiungendo che le conseguenze degli errori gestionali non possono e non devono ricadere esclusivamente sui lavoratori.
Uno dei punti più critici riguarda la perdita di figure professionali avvenuta negli anni passati. Secondo le RSA, la direzione avrebbe erogato incentivi per spingere i dipendenti ad abbandonare lo stabilimento, salvo poi trovarsi a fare i conti con una carenza di competenze difficile da colmare. «Molte figure professionali sono state perse a causa di questo gruppo», si legge nel documento, una critica che mette direttamente in discussione la visione strategica di chi ha guidato l’azienda negli ultimi anni.
Il tono del comunicato si fa ancora più netto quando si parla di responsabilità. Le RSA sottolineano come «non sia corretto che gli errori fatti da questa gestione scellerata debbano ricadere sui lavoratori», ribadendo che da quasi due anni i risultati continuerebbero a peggiorare mese dopo mese. I rappresentanti ammettono persino di essere «imbarazzati a dover denunciare questa gestione bizzarra», una confessione che la dice lunga sulla gravità della situazione percepita all’interno dello stabilimento.i
Sul fronte organizzativo, le RSA puntano il dito contro le scelte legate ai turni di lavoro. Il sistema dei venti turni, già introdotto in una parte dello stabilimento ma definito «strutturato male dall’inizio», sarebbe destinato ad essere esteso ad altri reparti. Una prospettiva che i sindacati giudicano «massacrante», soprattutto considerando che l’estensione avverrebbe nei mesi più caldi dell’anno, quando le temperature all’interno degli impianti superano abbondantemente i 40 gradi. Una condizione lavorativa che, secondo le RSA, rischia di diventare insostenibile dal punto di vista fisico e psicologico.
A rendere ancora più critico il quadro è lo stato degli impianti. Nel comunicato si denuncia che «gli impianti sono a pezzi a causa di scelte sbagliate fatte da due anni a questa parte», e che l’introduzione delle ferie scaglionate starebbe contribuendo a «portare allo sfascio lo stabilimento». Nonostante tutto, i lavoratori continuano a dimostrare attaccamento al loro posto: «l’assenteismo basso dimostra che le maestranze ci tengono», scrivono le RSA, quasi a voler rimarcare la distanza tra la dedizione dei dipendenti e le responsabilità di chi li guida.
Sul piano formale, le RSA precisano un dato rilevante: alla data del 15 giugno 2026 non risulta sottoscritto alcun accordo sindacale relativo all’introduzione dei venti turni, né è stata aperta alcuna clausola di raffreddamento da parte di alcuna organizzazione sindacale. Un elemento tecnico che rafforza la posizione dei rappresentanti dei lavoratori e che evidenzia come le decisioni aziendali stiano procedendo in assenza di un reale confronto con le parti sociali. Nel frattempo dall’azienda non è arrivata nessuna risposta in merito alle questioni.




