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Parco della Salute di Torino, via libera ai nuovi progetti

Il Parco della Salute della Ricerca e dell’Innovazione di Torino avanza. Dopo anni di attese, rinvii e complessità burocratiche, il progetto che dovrebbe ridisegnare la sanità piemontese ha compiuto un nuovo passo decisivo. Il Collegio di Vigilanza, riunito giovedì 9 luglio, ha dato il via libera agli aggiornamenti del progetto, aprendo la strada verso il cantiere previsto per l’inizio del 2027. Non si tratta di ricominciare da capo, ma di adeguare un’opera concepita in un’epoca diversa — prima del Covid, prima che la medicina cambiasse pelle — alle esigenze di una sanità profondamente trasformata.

Il Collegio di Vigilanza si è riunito con tutti i protagonisti dell’operazione: Regione Piemonte, Città di Torino, Università degli Studi, le aziende sanitarie coinvolte, Rfi e Sistemi Urbani. Il risultato di quella seduta è stato inequivocabile: via libera agli aggiornamenti del progetto definitivo, con l’obiettivo di portarlo verso la fase esecutiva incorporando le nuove esigenze cliniche e organizzative emerse nel corso degli ultimi anni. Un passaggio formale ma tutt’altro che simbolico, perché senza questa approvazione il percorso amministrativo sarebbe rimasto bloccato.

Il governatore Alberto Cirio ha voluto chiarire subito il senso politico di questo avanzamento. L’approvazione, ha spiegato, non rappresenta una discontinuità rispetto al lavoro già svolto, ma il riconoscimento che un’opera pensata nel 2017 e messa a gara nel 2018 debba necessariamente fare i conti con una realtà sanitaria profondamente mutata. L’obiettivo dichiarato rimane quello di aprire i lavori all’inizio del 2027, e per Cirio il via libera di ieri è sufficiente a confermarlo. «Gli ospedali in Piemonte durano cent’anni», ha detto, e quella frase racchiude tutto il peso — e tutta la responsabilità — di quello che si sta costruendo.

La rassicurazione più attesa è arrivata dal commissario Marco Corsini, che ha affrontato anche il tema più delicato: le indagini in corso. Sul punto, Corsini ha scelto le parole con cura, evitando forzature e spiegando che per aggiornamenti ufficiali «bisogna chiedere alla Procura». Ma ha poi aggiunto una formula che suona come un segnale distensivo: «nessuna nuova, buona nuova». Tradotto in termini concreti: al momento non risultano elementi tali da bloccare o modificare la marcia amministrativa del progetto. Quanto ai costi e ai tempi, il commissario ha garantito che gli aggiornamenti non dovrebbero comportare aumenti significativi delle spese e avranno un impatto limitato sul calendario — qualche settimana, al massimo due o tre mesi.

Il nuovo Parco della Salute resta un’opera monumentale: 611 milioni di euro, 140 mila metri quadrati di superficie, 1.040 posti letto. All’interno troveranno posto 25 sale operatorie, quattro sale per la gestione delle emergenze, dieci sale di day surgery, 273 ambulatori e una serie di infrastrutture avanzate che includono laboratori, radioterapia, diagnostica di ultima generazione e un data center. Il Politecnico di Milano ha lavorato in modo specifico sul cuore dell’ospedale: la piastra centrale, dove si concentrano emergenza, diagnostica, ambulatori, laboratori e servizi condivisi, ovvero il motore operativo dell’intera struttura.

Il nodo più delicato degli aggiornamenti riguarda la riorganizzazione dell’area materno-infantile. Il Regina Margherita non sarà più inserito nel Parco come previsto originariamente: questa scelta consente di recuperare circa 90 posti letto, che verranno destinati a rafforzare le funzioni assistenziali complessive. Il Sant’Anna, invece, entrerà fisicamente nel nuovo complesso con i suoi presidi e le sue funzioni ostetrico-ginecologiche, pur restando alle dipendenze della nuova azienda Oirm-Sant’Anna. La futura «verticale pediatrica», invece, dovrà sorgere nelle immediate vicinanze e sarà collegata in modo diretto alla struttura principale. L’obiettivo è garantire continuità clinica tra salute della donna, nascita, urgenze neonatali e pediatria — separare le governance, insomma, senza spezzare la cura.

L’altro grande aggiornamento riguarda il rapporto tra ricerca e assistenza. Il piano originario distingueva in modo più netto gli spazi clinici da quelli universitari e di ricerca, riflettendo una visione della medicina che la pandemia ha reso in parte obsoleta. Ora l’indirizzo è radicalmente diverso: laboratori e reparti di cura dovranno convivere molto più strettamente, perché la medicina contemporanea — soprattutto in oncologia e nelle alte complessità — non separa più diagnosi, dati, ricerca e terapia. Banche del sangue e dei tessuti, piattaforme diagnostiche, radioterapia e infrastrutture digitali saranno interamente ripensate in questa direzione. Il messaggio che arriva dal Collegio di Vigilanza è dunque duplice: il Parco della Salute non torna indietro, ma non sarà nemmeno esattamente l’ospedale immaginato sette anni fa. Sarà qualcosa di più adatto al tempo in cui dovrà funzionare.