Home Torino Rivarolo – Chieri, caos treni: 142 corse soppresse nel 2025

Rivarolo – Chieri, caos treni: 142 corse soppresse nel 2025

La linea ferroviaria Sfm1 Rivarolo-Torino-Chieri si conferma come il punto più critico dell’intero sistema ferroviario metropolitano piemontese. I dati emersi in Consiglio regionale sono impietosi: 1142 corse soppresse nel solo 2025, con una tendenza che non accenna a migliorare nei primi mesi del 2026. A sollevare la questione è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta, che ha chiesto chiarimenti ufficiali sulla situazione, ottenendo in risposta numeri che confermano un disagio cronico e strutturale per migliaia di pendolari ogni giorno.

Sfm1, 142 corse soppresse: la linea peggiore

La Sfm1 Rivarolo-Torino-Chieri detiene un triste primato: è la cosiddetta “maglia nera” del servizio ferroviario metropolitano piemontese. Nel 2025, su questa tratta sono state registrate ben 1142 soppressioni totali, un numero che da solo racconta il calvario quotidiano di chi dipende da questo collegamento per raggiungere il posto di lavoro, la scuola o semplicemente muoversi tra i comuni serviti dalla linea. Non si tratta di episodi isolati, ma di un problema sistemico che si ripete con inquietante regolarità.

Analizzando le cause delle soppressioni, emerge un quadro che punta il dito in modo inequivocabile verso i due grandi gestori del settore. Il 30,9% delle corse saltate, pari a 353 treni, è imputabile a Rfi, il gestore dell’infrastruttura, a causa di guasti ai passaggi a livello e malfunzionamenti dei sistemi di segnalamento. Un ulteriore 17,4%, corrispondente a 199 corse, è invece da attribuire a Trenitalia, responsabile del servizio, per guasti ai convogli e assenza di personale. Sommando queste due percentuali, si arriva a un preoccupante 48,3% di soppressioni direttamente riconducibili a chi dovrebbe garantire un servizio efficiente.

A rendere ancora più grave il bilancio è il dato relativo alle cosiddette soppressioni parziali, che nel 2025 hanno raggiunto quota 666 su 1142 totali. Queste si verificano quando, a causa della lunghezza della linea e della presenza di tratte a binario unico, si ricorre a misure di regolazione dell’esercizio per contenere i danni a catena sulla circolazione generale. In pratica, si sacrifica una parte del percorso per salvare il resto, con buona pace dei passeggeri che si trovano a dover rinunciare alla propria corsa senza preavviso e senza alternative immediate.

Pendolari nel caos, Rfi e Trenitalia nel mirino

Se il 2025 è stato un anno nero per i pendolari della Sfm1, il 2026 sembra voler fare peggio. Nei soli primi due mesi dell’anno in corso, le soppressioni hanno già raggiunto quota 190, un ritmo che, se mantenuto, porterebbe a superare abbondantemente il dato dell’anno precedente. Sono numeri che non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche e che alimentano la frustrazione di chi ogni mattina affronta l’incertezza di non sapere se il treno arriverà davvero o se dovrà arrangiarsi in altro modo.

Il consigliere Avetta ha sottolineato con forza come i dati freddi non possano esaurire la portata del problema. Dietro ogni corsa soppressa c’è una persona che arriva in ritardo al lavoro, uno studente che manca una lezione, un anziano che rinuncia a un appuntamento. E tutto questo accade mentre gli abbonamenti e i biglietti continuano ad aumentare di prezzo, aggravando ulteriormente il senso di ingiustizia avvertito dai viaggiatori. Pagare di più per ricevere un servizio sempre peggiore è una contraddizione che la Regione Piemonte fatica a spiegare in modo convincente ai propri cittadini.

Il nodo politico è forse il più amaro dell’intera vicenda. La Regione Piemonte, pur consapevole della situazione, sembra muoversi con le mani legate. L’assessore competente ha dichiarato di aver chiesto a Rfi di limitare il più possibile le soppressioni parziali, soprattutto nelle ore di punta. Ma Avetta ha smontato questa posizione con parole nette: «Ancora una volta la Regione Piemonte ammette la propria impotenza nei confronti di Rfi e Trenitalia. Si applica qualche penale e si chiede il favore di sforzarsi a limitare i disagi. Sul grattacielo della Regione sventola sempre bandiera bianca». Un’accusa politica diretta, che denuncia l’incapacità di esercitare una reale pressione sui gestori nazionali.

La vicenda della Sfm1 non è solo una questione di numeri o di statistiche ferroviarie: è la fotografia di un sistema che continua a scaricare il costo dei propri fallimenti sui cittadini più vulnerabili, quelli che non hanno alternative e che ogni giorno si affidano al treno per vivere. Le 1142 soppressioni del 2025 e le 190 già registrate nei primi due mesi del 2026 sono una ferita aperta, che nessuna penale contrattuale e nessuna lettera di sollecito sembrano in grado di rimarginare. Affinché qualcosa cambi davvero, servirebbe un cambio di passo radicale nella governance del trasporto pubblico locale, con più poteri effettivi alle Regioni e più responsabilità reali in capo a Rfi e Trenitalia. Fino ad allora, i pendolari della Sfm1 continueranno ad aspettare sul binario, sperando che il treno arrivi.