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Torino e il boom degli affitti brevi su Airbnb

Torino non è mai stata considerata, storicamente, una delle mete turistiche di punta del Belpaese. Eppure, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato in modo piuttosto evidente. La città ha saputo reinventarsi, attirando flussi di visitatori sempre più numerosi grazie alla sua offerta culturale, enogastronomica e alla vicinanza con le montagne olimpiche. Questo rinnovato interesse da parte dei turisti ha naturalmente alimentato la domanda di alloggi alternativi agli hotel tradizionali, creando un terreno fertile per la crescita delle piattaforme di affitti brevi come Airbnb.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: con 9.734 annunci disponibili nel 2024, l’85% dei quali relativi a intere abitazioni, Torino si è posizionata come la sesta municipalità italiana per diffusione della piattaforma. Un dato che, letto così, potrebbe sembrare modesto rispetto ai colossi del turismo nazionale, ma che acquista tutto il suo peso se confrontato con il punto di partenza. Nel 2017, gli annunci erano significativamente inferiori, e la crescita complessiva del 50% registrata nel corso di sette anni racconta di un mercato che non ha mai smesso di espandersi, nemmeno durante gli anni più difficili della pandemia.

Quello che rende il caso torinese particolarmente interessante non è tanto la dimensione assoluta del fenomeno, quanto la traiettoria che sta seguendo. Torino si trova oggi in una fase che altre grandi città italiane hanno già attraversato: una sorta di punto di non ritorno, in cui la diffusione degli affitti brevi inizia a produrre effetti strutturali sul tessuto urbano e sul mercato immobiliare residenziale. È una finestra di osservazione preziosa, e non a caso ha attirato l’attenzione dei ricercatori più attenti al tema.

A fotografare in modo sistematico questa trasformazione ci ha pensato la ricerca Airmap, presentata al Politecnico di Torino e considerata lo studio più ampio mai realizzato finora sulla diffusione degli affitti brevi in Italia. Promossa da una rete di sedici università italiane e guidata dal Centro Interdipartimentale Full – Future Urban Legacy Lab dell’ateneo torinese, la ricerca è coordinata dal professor Loris Servillo, in collaborazione con Marco Allegra (Università di Coimbra e visiting al Politecnico di Torino), Matteo Beltramo (Politecnico di Torino) e Francesco Chiodelli (Università di Torino). Un gruppo di lavoro interdisciplinare che ha saputo mettere insieme competenze urbanistiche, economiche e sociologiche per restituire un quadro davvero completo del fenomeno.

I numeri che emergono dalla ricerca sono eloquenti. Le notti complessive prenotate tramite Airbnb a Torino sono passate dalle 337.000 del 2017 alle 758.000 del 2024, con un incremento del 125%. Ma è sul fronte economico che i dati diventano davvero sorprendenti: i valori generati tramite la piattaforma hanno raggiunto i 68,3 milioni di euro nel 2024, con un aumento del 240% rispetto a sette anni prima. Una cifra che non può essere ignorata, e che pone interrogativi seri non solo sull’impatto urbanistico del fenomeno, ma anche sulla sua governance fiscale e regolamentare. La concentrazione geografica, poi, è un altro dato che merita attenzione: solo nel Centro storico si trova un quarto di tutte le unità abitative gestite tramite Airbnb.

Un elemento che distingue Torino dal resto del panorama nazionale riguarda il profilo dei cosiddetti large host, ovvero quei gestori che controllano più unità abitative contemporaneamente. Nel 2024, a Torino, questa categoria controllava il 18% degli appartamenti disponibili, un valore ancora al di sotto della media nazionale del 25%. Sembrerebbe un dato rassicurante, ma guardando la dinamica temporale il quadro si complica: il numero di large host è cresciuto del 136% in sette anni, un ritmo nettamente superiore rispetto a quello di città come Roma, dove la crescita si è fermata al 21%. Questo significa che Torino, pur partendo da una base più bassa, si sta muovendo rapidamente verso una professionalizzazione e concentrazione del mercato che, se non governata con attenzione, potrebbe accelerare le stesse criticità già osservate nelle città più mature.