Il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di corso Brunelleschi a Torino è tornato al centro delle cronache nelle ultime settimane, con una serie di episodi preoccupanti che stanno alimentando un acceso dibattito sulle condizioni di vita all’interno della struttura. Proteste, incendi dolosi e atti di autolesionismo si susseguono con frequenza allarmante, stando almeno a quanto denunciato dai gruppi antagonisti attivi sul territorio torinese.
Nella notte , alcuni dei migranti trattenuti all’interno del Cpr di corso Brunelleschi avrebbero appiccato il fuoco a coperte e materassi presenti in una delle stanze dell’area gialla della struttura. L’episodio ha reso la stanza completamente inagibile, costringendo le autorità a intervenire per gestire le conseguenze immediate dell’incendio. Non si è trattato però di un caso isolato: secondo le fonti antagoniste, sarebbe il terzo rogo nell’arco di un solo mese, un dato che la dice lunga sulla tensione accumulata all’interno del centro.
A seguito dell’episodio, tre persone sarebbero state trasferite in regime di detenzione carceraria, per poi essere rilasciate in un secondo momento con una denuncia a piede libero. Le modalità del trasferimento e le circostanze del rilascio non sono state al momento chiarite ufficialmente dalle autorità competenti, lasciando aperte diverse domande sulla gestione dell’ordine pubblico all’interno e all’esterno del centro. I gruppi antagonisti hanno immediatamente diffuso la notizia attraverso i propri canali online, alimentando ulteriormente le polemiche.
La struttura di corso Brunelleschi non è nuova a momenti di tensione, ma la frequenza con cui si stanno verificando questi episodi negli ultimi tempi sembra indicare un deterioramento progressivo del clima interno. Chi denuncia dall’esterno parla apertamente di condizioni “sempre più degradanti”, una definizione che le autorità non hanno ancora né confermato né smentito in modo ufficiale.



